«La Ciaf incompatibile con l’area Val di Sangro»

Parere tecnico del 2008 potrebbe bloccare la riapertura dell’impianto di rifiuti pericolosi La relazione sui due progetti previsti ad Atessa sarà illustrata ai sindaci del comprensorio
ATESSA. È convocato per questo pomeriggio il Comitato dei sindaci in difesa dell’ambiente. Due gli argomenti da discutere: riapertura della Ciaf a Piazzano, da parte della società Ecoeridania di Genova, e il progetto, del quale è in corso la procedura di Via, per l’impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti ospedalieri a Saletti, presentato dalla Di Nizio Eugenio srl di Mafalda. Il Comune di Atessa, alcune associazioni ambientaliste e gruppi politici hanno costituito un tavolo tecnico, che sta esaminando le varie questioni ed è aperto a tutti coloro che vorranno collaborare e dare il proprio apporto. Intanto è stata presentata una mozione unitaria da tutti i gruppi presenti in consiglio (Uniti per Atessa, LiberAtessa, M5S, Progetto Atessa) che dicono “no” agli impianti di rifiuti pericolosi in Val di Sangro e si sono schierati a sostegno della battaglia lanciata dall’amministrazione comunale. Oggi ai sindaci sarà presentata una relazione sui due impianti, elaborata dal Comune e dalle associazioni. Per la ex Ciaf emerge l’assoluta incompatibilità della localizzazione. Nel parere del 2008 della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas, organo tecnico del ministero dell’Ambiente, si dichiarava che la Ciaf non era compatibile con il contesto territoriale della Val di Sangro. Quella che inizialmente era una zona industriale è diventata un agglomerato artigianale-commerciale-residenziale debitamente urbanizzato e popolato. Inoltre c’è l’inquietante prospettiva della capacità complessiva di trattamento dell’impianto pari circa a 200.000 tonnellate annue, di cui circa 50.000 di reflui chimico-fisici (fanghi provenienti da industrie chimiche). Tali potenzialità garantirebbero un conferimento capace di accogliere rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale, nonché internazionale. Il progetto della Di Nizio ha una potenzialità di trattamento di 20.000 ton/anno, al quale sarà associato un deposito di rifiuti, sia pericolosi che non, provenienti da terzi (aziende pubbliche e private, attività ambulatoriali ed ospedaliere, servizi di raccolta differenziata) con raggruppamento e formazione di carichi omogenei da avviare successivamente a impianti autorizzati per lo smaltimento o il recupero con potenzialità 15.000 ton/anno. La Regione Abruzzo produce appena 4.000 tonnellate di rifiuti ospedalieri e già sono presenti impianti per la loro sterilizzazione. Seppur in area industriale, nelle immediate vicinanze del sito vi sono abitazioni e locali ristorativi.
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