La città saluta i bambini ucraini Restano tre donne che lavorano

10 Novembre 2022

Altro giorno di addii all’Hotel Excelsior dopo le prime 9 partenze di martedì verso Salerno e Caserta Nell’autobus della Croce Rossa pupazzi, palloni e giocattoli: via anche chi aveva cominciato la scuola

LANCIANO. I giocattoli, come le emozioni, per fortuna sono ancora universali. E quindi un pupazzo di peluche è un amico con cui giocare in Italia come in Ucraina, e uno zainetto di Frozen è uno scrigno prezioso per una bambina lancianese e per la sua coetanea dai capelli lisci e biondi proprio come la principessa dei ghiacci Disney. E un autobus bianco e rosso della Croce Rossa per un bambino, che sia italiano o ucraino, non è solo un mezzo di trasporto, ma l'anticipo di inimmaginabili avventure. Per fortuna che ci sono gli occhi dei bambini a guardare le partenze.
I TRASFERIMENTIÈ un altro giorno di addii all'Hotel Excelsior. E se martedì le lacrime e la tensione della prima volta hanno richiamato curiosi, giornalisti, operatori della Protezione civile e polizia, ieri, nel silenzio caotico dei lunghi commiati, tutto era già normalizzato, come digerito. Anche Lanciano ha il suo “carico residuale” umano che migra. Sono i 46 profughi ucraini ospiti, da sei mesi, dell'Hotel più prestigioso della città e che a partire da martedì, fino al 19 novembre, dovranno essere trasferiti nelle provincie di Salerno e Caserta su disposizione nazionale del ministero dell'Interno.
LE PARTENZEIeri era il giorno anche dei bambini. Martedì sono andati via 9 ucraini tra accenni di protesta e la rassegnazione di chi capisce che è così che deve andare. Ma ieri c'erano anche alcuni bambini. Hanno saltato un giorno di scuola e chissà se sanno che sarà per sempre, per lo meno nelle scuole lancianesi. Biondissimi, la pelle quasi diafana e i sorrisi e l'emozione di un viaggio che sta per compiersi. Hanno i loro zainetti di scuola, gli astucci, i libri di grammatica italiana. Il pallone, qualche peluche, le bambole. Le loro mamme si portano via anche dei vasi di ciclamini assieme a buste dove contenere due vite, quella di prima e quella che verrà. Le valigie, i pannolini per Helena, la mamma di Dominika, nata a Lanciano nemmeno due settimane fa e che dorme infagottata in una tutina tutta rosa, i due fratelli a gironzolarle intorno. Lo stendino dei panni, i biscotti, i secchi per la biancheria, qualche conserva. Cosa si deve prendere e cosa si lascia? Gli operatori della Croce Rossa non fanno storie, caricano tutto stipando l'inverosimile. Ed è anche il giorno degli abbracci, come quelli striminziti e allo stesso tempo fortissimi dei bambini. Ad Antonio il cameriere e ai suoi baffi, a Lorenzo, Alessandro, Mario e Milena che gestiscono da una vita l'Hotel e che a stento trattengono le lacrime, a chi resta e partirà nei prossimi giorni, a chi li ha incrociati, per caso, per aiuto, per affetto.
LE DESTINAZIONIDa un mese la Protezione civile di Chieti ha informato gli ucraini che sarebbero dovuti andare via. E che non si può fare nulla per i bambini che nel frattempo si sono scolarizzati e integrati perfettamente a Lanciano. E nemmeno per Helena e i suoi tre figli, di cui una di appena 12 giorni. La Protezione civile ha indetto un bando per gli operatori del terzo settore e avvisato i Comuni, ma in Abruzzo non ha risposto nessuno. Chi ha risposto sono strutture di accoglienza diffuse e privati che mettono a disposizione abitazioni libere, e in questo caso si tratta di comuni del casertano e del salernitano. Dunque si parte. Chi si rifiuta perde l'assistenza, e quindi si va.
CHI RESTAMa tra tanti che partono c'è qualcuna che resta. Come una ragazza assunta dalla famiglia Ciccocioppo ad agosto a lavorare in hotel. O una insegnante di inglese che ha trovato lavoro in una scuola di lingue di Lanciano e che resterà con i suoi due bambini. E ancora una ragazza che fa la cameriera in un locale della Costa dei trabocchi. Hanno tutte un contratto regolare ed è quello il lasciapassare per una vita che comincia ad avere apparenza di normalità.
L’HOTELTra quelli che guardano il futuro con le lenti grigie dell'incertezza c'è anche la famiglia Ciccocioppo. Ospitare rifugiati non è stata solo una splendida esperienza di vita, con Lorenzo, il cuoco, che ha imparato a fare la zuppa Borsch e l'insalata Olivier (la versione ucraina di quella russa), e Mario e Milena che sono diventati i nonni putativi della piccola Dominika, ma anche un'ancora di salvezza contro l'impennata tragica delle bollette. È anche a loro che bisogna pensare. E a chi, invece, poco più lontano, campa solo di emergenza.
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