«La città sfrutti la sua posizione geografica»

8 Gennaio 2019

Variante al Prg, l’associazione mazziniana frentana: «Lo sviluppo passa sull’asse Adriatico-Tirreno»

LANCIANO. Far crescere e sviluppare la città assecondando la sua posizione geografica e concentrandosi sui suoi due storici assi, ortogonali tra loro, che vedono Lanciano in una posizione unica in un punto di snodo e cerniera di assi infrastrutturali storici: il cosiddetto corridoio adriatico e l’asse Adriatico-Tirreno che attraverso la fondovalle Sangro guarda alla Maiella madre. È il suggerimento dell’associazione mazziniana frentana che, tramite il consigliere nazionale del sodalizio, Maurizio Catania, interviene sulla variante al piano regolatore approvata dalla maggioranza nei giorni scorsi. «Lanciano deve essere collegata al Corridoio Adriatico, asse strategico ultra millenario che percorrendo tutta la costa adriatica costituisce collegamento di tutte le realtà urbane e agricole che si affacciano sulla costa», scrive l’architetto Catania. «È così da sempre, fin dai tempi del Momsen che nella carta Peutingeriana databile ai tempi di Roma imperiale rappresentò chiaramente la posizione di Lanciano; così si spiega storicamente il suo successo commerciale. Lanciano deve essere inoltre collegata alla realtà produttiva della Val di Sangro: basta guardare la forma del territorio comunale per capire che si estende principalmente verso il fiume Sangro, prima risorsa naturale ed oggi pianura feconda di lavoro grazie a insediamenti industriali di prim’ordine. Lanciano deve essere collegata con il versante montano di Guardiagrele poiché il legame stretto con Maiella madre non ha bisogno di particolari motivazioni».
L’associazione mazziniana invita ad andare «oltre i confini comunali» per guardare al territorio abruzzese come «un modello di città diffusa». Lanciano dovrebbe quindi assumere per Catania il ruolo di «capofila» del territorio frentano e «fare sistema» ricucendo la città con le infrastrutture esistenti.
«L’immobilismo imperversante e perdurante da troppo tempo», conclude Catania, «e il fragoroso silenzio di contenuti sulla dimensione collettiva del problema urbano e sociale autorizza a pensare che i politici non hanno la più pallida idea su cosa fare e, soprattutto, come fare. Che ci sia un qualche interesse a mantenere privilegi “territoriali” da parte di qualcuno?». (d.d.l.)
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