La città pronta per il Dono è la tradizione più antica

7 Settembre 2019

Domani sul Corso sfilano i carri: le contrade portano in scena la vita del passato I prodotti donati dai residenti all’asta per raccogliere fondi per le celebrazioni

LANCIANO. Una festa di fede e tradizione. Una processione antica, dai colori vivaci dei prodotti della terra, degli scialli rossi indossati dalle donne su camicie bianche e gonne nere, i suoni festosi delle fisarmoniche e dei tamburelli. Così le contrade rendono omaggio alla Madonna del Ponte. È la festa del Dono che quest’anno si celebra in un giorno speciale per la Chiesa: domenica. Domani la città, dalle 9 alle 12, sarà invasa dalla folla pronta ad ammirare carri e trattori su cui vengono rappresentate scene di vita agreste: ci sono le massaie che impastano pane e pizzelle e le offrono alla gente, i vignaioli che pigiano l’uva con i piedi, chi tesse, chi lavora all’uncinetto.
Il rito del dono è antico, si collega ai riti pagani che i romani celebravano all’inizio della stagione autunnale in onore delle divinità campestri. «Il dono era un pellegrinaggio votivo delle contrade alla protettrice della città, una manifestazione religiosa di derivazione agreste» scrive il professor Emiliano Giancristofaro nel suo testo sulle tradizioni abruzzesi, «i contadini si ritrovavano al piano della fiera, procedevano lungo il corso dietro il capocontrada intonando inni sacri, le donne avevano le conche colme di grano». Un primo “vero dono” alla Madonna risalirebbe al 1833, nell’ambito delle iniziative per raccogliere offerte per l’incoronazione della Vergine e del bambino che hanno portato alla nascita delle feste di settembre. Come scrive Monsignor Ezio D’Antonio nel libro sul dono, riprendendo anche passi del Berenga: «Tra le varie iniziative per raccogliere fondi, emblematico fu il gesto del parroco di Lancianovecchia (don Francesco Saverio Mariani) che organizzò un “dono” alla Madonna del Ponte che si può ritenere l'esperienza iniziale di ciò che si sarebbe fatto negli anni successivi». Il fatto avvenne domenica 11 agosto 1833, e alla fine si arrivò anche alla vendita dei doni: «L’asta elevò il prezzo dei donativi anche a 10 volte il valore reale. In totale fu valutato in ducati 195.90». Un esempio seguito dagli altri quartieri.
Una tradizione, la vendita dei doni, che resiste ancora oggi. Dalle vecchie foto in bianco e nero a quelle a colori, si vedono strade stracolme, nonne e nipoti che guardano la sfilata, i contradaioli protagonisti di un mondo contadino che non c’è più. Il dono ha avuto anche momenti difficili, ma ha continuato e continua ad incantare i bambini, accendere i ricordi nei cuori dei nonni. Questo rito, che mescola religiosità e folklore, fede e credenze popolari, negli anni cambia veste, ma resta punto di riferimento per la religiosità popolare frentana così legata alla Madonna del Ponte.