La crisi cancella 31 imprese «Servono aiuti per i negozi»

Studio della Confcommercio rivela le criticità teatine, Tiberio: abbiamo bisogno di ristori subito L’associazione chiede sostegni al governo e sgravi sulle tasse al Comune: così si evita il tracollo
CHIETI. Nell’anno nero della pandemia, il tessuto commerciale teatino mostra tutte le sue criticità. Chieti perde imprese sia in centro storico che in periferia ma, secondo Confcommercio, può ancora evitare il tracollo commerciale con una politica locale di sostegno al settore e con gli aiuti promessi a livello nazionale. È quanto risulta da uno studio dell’associazione di categoria che, attraverso la presidente provinciale Marisa Tiberio, sollecita l’arrivo dei ristori e chiede una «profonda rigenerazione urbana».
L’INDAGINE L’Osservatorio sulla demografia delle imprese istituito da Confcommercio a livello nazionale ha scattato una fotografia sullo stato di salute commerciale di 120 capoluoghi di provincia italiani, tra cui Chieti. L’indagine risale indietro negli anni ed evidenzia un trend di decrescita per le piccole e medie imprese del commercio. Si scopre così che tra il 2012 e il 2020, in Italia si è assistito a un lento ma inesorabile processo di desertificazione commerciale e sono sparite, complessivamente, oltre 77mila attività di commercio al dettaglio e quasi 14mila di commercio ambulante. In particolare, per Chieti, dal 2018 al 2020 hanno cessato l’attività 31 imprese, 11 nel centro storico e 20 nel resto del territorio. Dal 2012 al 2020, invece, la città ha perso 67 imprese commerciali, 36 nel centro storico e 31 nel resto del territorio.
IMPRESE CONGELATE L’emergenza sanitaria ha ovviamente caratterizzato in negativo i risultati dello studio dell’Osservatorio. È emerso inoltre che il settore commerciale è rimasto come “congelato” di fronte alla crisi causata dall’epidemia. Anche chi è stato messo in ginocchio dai ripetuti lockdown, sembra preferire di attendere l’evolversi della situazione prima di prendere la decisione di staccare la spina. Un effetto congelamento che si evidenzia anche nella differenza tra la mortalità sostanziale delle imprese e la loro cancellazione formale. «Nel 2020, infatti, a Chieti», spiega Tiberio, «si è registrato un tasso di cancellazione relativamente basso che farebbe pensare che la città abbia retto l’urto della crisi ma in realtà si è assistito a una sorta di ibernazione del tessuto produttivo attraverso il blocco dei licenziamenti, il ricorso alla cassa integrazione e alle promesse di ricevere ristori da parte del governo. In verità molte imprese, seppur ancora iscritte ai registri, sono già chiuse. Ma questo lo vedremo solo a fine 2021».
L’APPELLO «La ripresa del settore», conclude Tiberio, «dipenderà sia dal livello dei ristori, sia dalla capacità delle singole aziende di intraprendere iniziative di cambiamento della gestione dell’impresa, come la garanzia di sicurezza, l’asporto, il canale virtuale ed un delivery efficace ed efficiente, con un decisivo upgrade agli standard attuali. Per fermare la desertificazione commerciale delle città bisogna agire su due fronti: da un lato sostenere le imprese più colpite dai lockdown e introdurre finalmente una web tax che risponda al principio “stesso mercato, stesse regole”. Inoltre bisogna mettere in campo un urgente piano di rigenerazione urbana che faciliti la digitalizzazione delle imprese e sia capace di rilanciare i valori identitari delle nostre città».
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