La Curia: «Niente funerali i sacerdoti sono anziani»

Menna: tante piccole parrocchie non potrebbero rispettare le misure di sicurezza «L’età avanzata esporrebbe molti preti al pericoloso rischio di contagio da Covid»
CHIETI. Niente funerali nell’arcidiocesi di Chieti-Vasto: l’addio ai defunti continuerà ad essere dato con una benedizione in forma strettamente privata e non in chiesa. La comunicazione è stata inviata dal vicario generale, monsignor Cassio Menna, su incarico del vescovo Bruno Forte, alle agenzie funebri che operano sul territorio.
Il nuovo decreto governativo sull’emergenza coronavirus, entrato in vigore ieri, consentirebbe «la possibilità di svolgere celebrazioni funebri, con un numero di partecipanti massimo fissato in 15 persone». Ma nell’arcidiocesi di Chieti-Vasto non sarà così.
Alla base della decisione, come sottolineato nel documento, ci sono essenzialmente due motivi. Il primo: «L’età avanzata di molti sacerdoti della nostra diocesi e la conseguente esposizione al pericoloso rischio del contagio». Non solo: c’è «la impossibilità per molte delle nostre piccole parrocchie di ottemperare a tutte le condizioni elencate» nella nota inviata dalla Conferenza episcopale italiana (Cei). Il riferimento è a una serie di misure indicate per consentire le «celebrazioni delle esequie» in sicurezza. Qualche esempio? Prima dell’accesso in chiesa dei partecipanti alle esequie funebri, un addetto alla sicurezza deve garantire la misurazione della temperatura corporea attraverso un termometro digitale o un termo-scanner. Questa disposizione è richiesta anche per le celebrazioni all’aperto: verrà bloccato l’accesso a coloro che avranno una temperatura corporea superiore ai 37,5°C. E ancora: il sacerdote dovrà indossare la mascherina, «avendo cura di coprirsi adeguatamente naso e bocca», e dovrà mantenere «a sua volta un’adeguata distanza di sicurezza. Inoltre la Cei ha raccomandato «di non accedere comunque alla chiesa e di non partecipare alle celebrazioni se sono presenti sintomi di influenza o vi è stato contatto con persone positive al Covid nei giorni precedenti».
Tutte queste condizioni, come spiegato nella lettera dell’arcidiocesi teatina, al momento non possono essere rispettate in tutte le parrocchie. Ecco perché, «al fine di uniformare la prassi», si continuerà a benedire le salme come avvenuto nella prima fase dell’emergenza. (cr.ch.)
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