La discarica del rogo sparge veleni nel terreno

5 Febbraio 2016

Sindaco, proprietari e Regione non intervengono per bonificare la zona Farlo costa quasi mezzo milione. Argenio: sparito il progetto del Comune

CHIETI. L’Arta ha avviato la classificazione dei rifiuti della discarica di Colle Marconi. Ma la bonifica del sito pericoloso, dato alle fiamme nel giugno scorso, e su cui continua ad imperversare la pioggia, resta lontana. Tanto che Ottavio Argenio, capogruppo del Movimento 5 Stelle, annuncia: «A giorni depositeremo un’interrogazione consiliare per sapere che fine abbia fatto il progetto di messa in sicurezza dell’area predisposto dal settimo settore del Comune a settembre. La discarica, purtroppo, risulta ancora incustodita, è accessibile a tutti e i rifiuti, anche pericolosi, sono in bella mostra come se nulla fosse».

Ma il sindaco Umberto Di Primio, replica: «La messa in sicurezza del sito potrà avvenire soltanto a conclusione delle operazioni di catalogazione dei rifiuti presenti sul terreno. Un’attività che l’Arta sta già effettuando da alcune settimane». Il Comune non ha i soldi necessari, 436 mila euro, che servono per mettere in sicurezza l’area così come ha indicato il funzionario del settimo settore del Comune, l’ingegner Luca Franceschini. «Abbiamo scritto alla Regione- spiega il sindaco- e reiterato la richiesta dei fondi in un incontro istituzionale che si è svolto a dicembre in prefettura. Aspettiamo fiduciosi una risposta positiva della giunta regionale così come ha promesso l’assessore Mario Mazzocca».

Resta la pericolosità di una vera e propria bomba ecologica che si estende a confine tra i Comuni di Chieti e di Bucchianico senza un’adeguata custodia, se si eccettua un nastro da cantiere, e senza teloni che possano almeno prevenire che la pioggia diffonda nei terreni sottostanti sostanze non di certo salutari per il territorio. «Basta leggersi il piano di messa in sicurezza dell’area redatto dall’ente- attacca Argenio- per capire che in quella discarica c’è di tutto. Si va dai rifiuti solidi urbani indifferenziati, agli oli esausti per finire con materiali non identificati, anche polverulenti dal momento che molti rifiuti sono stati dati alle fiamme. E’ arrivato il momento di intervenire». Una richiesta che cozza con un iter burocratico lungo scattato a luglio tra mille intoppi. La prima ordinanza firmata dal sindaco, infatti, è stata sbagliata per un errore di indicazione dei destinatari. Dopodiché sono arrivate rassicurazioni e promesse mai mantenute in quanto i titolari dei terreni andati a fuoco non hanno messo in sicurezza l’area e il Comune, che per legge dovrebbe farlo al loro posto, non hai soldi che servono.

Adesso la palla, legge alla mano, passa alla Regione con tempi di intervento tutti ancora da decifrare. Intanto la discarica continua a bagnarsi e a spargere veleni nel terreno