La famiglia si mobilita per aiutare i malati: così Silvio vive ancora

Il fotografo Stella morì a 35 anni per una leucemia acuta, Ora la sorella guida un’associazione: diamo amore agli altri
CHIETI. «Io e mio fratello siamo sempre stati una cosa sola. Si dice che una persona non muore mai se rimane nei ricordi di chi resta e, così, continuare a fare cose belle con lui, che certamente mi sorride dall’arcobaleno, è stato l’unico modo per affrontare il dolore e trasformarlo in amore». Lucia Stella vive la sua seconda vita da «sorella unica». Con una missione: «Supportare i bambini e i ragazzi affetti dalla leucemia, la stessa malattia che ha portato via mio fratello Silvio, e promuovere la cultura della donazione di sangue e midollo osseo».
Silvio Stella era un fotografo di 35 anni: con la sua Nikon si commuoveva ai matrimoni, si divertiva nei locali della movida, cercava dettagli in ogni ritratto. Il suo studio fotografico a Brecciarola adesso è la sede dell’associazione Stella Mia. «L’ho fondata con la mia famiglia: io sono la presidente», racconta Lucia, che si occupa di sostenibilità ambientale nel settore della moda, «e poi ci sono mio padre, Paolo Biagio Stella, mia madre Marcella Antonucci che controlla ogni cosa, mio marito Claudio Ruscitti, il medico Simone Giancristofaro, un’amica, la soprano Laura Surricchio, e un fotografo, Pasquale Favale. Possiamo contare su 90 soci sostenitori che ci supportano con piccole donazioni. Prima della pandemia abbiamo organizzato anche due manifestazioni, a Chieti e Pescara: per adesso, a causa dell’emergenza Covid, queste iniziative sono ferme ma le rifaremo». L’ultimo gesto di solidarietà è rivolto ai donatori di sangue dell’Avis che resistono nonostante la pandemia: «Regaliamo a tutti, fino a Pasqua, un sacchettino di ovetti di cioccolato corredato da una lettera di ringraziamento». E la lettera riporta le parole di Silvio pronunciate nei mesi della malattia e affidate alla sorella: «Durante le trasfusioni cerco di immaginare il volto di quelle persone che, in salute e senza conoscermi mi offrono una possibilità di vita e cura donandomi il loro sangue. Se si mettessero in fila indiana li bacerei in fronte ad una ad una».
Silvio era un 35enne in salute che ha scoperto di essere affetto dalla leucemia per una febbre alta che non passava: «Siamo andati all’ospedale di Chieti e, dopo i primi esami, ci hanno detto che era la leucemia. Non volevamo crederci e siamo andati a Bologna per un altro consulto ma anche lì ci hanno detto che era proprio così», ricorda Lucia. La diagnosi: leucemia linfoblastica acuta. Era il 2 febbraio 2018 quando la vita di Silvio è cambiata, una volta per sempre: «Io ho preso un periodo di aspettativa dal lavoro per stare accanto a mio fratello. Ero pronta a donare il midollo ma sono subentrate complicazioni e non è stato più possibile. Silvio ci ha lasciato il 27 dicembre 2018».
Conservare il ricordo di Silvio e fare del bene: la nuova vita di Lucia e della famiglia Stella ora ruota intorno a questi obiettivi dichiarati. «In tanti mi chiedono perché resto ancora all’ospedale», dice Lucia, «io rispondo sempre che è il mio modo per andare avanti: lo devo a mio fratello e ai tanti ragazzi che sono ancora lì dentro. La leucemia si può curare». Lucia ha affidato a un libro, “Sorella unica”, edito da Artemia Nova editrice e disponibile alla libreria De Luca per sostenere le attività benefiche di Stella Mia, la sua storia e le sue emozioni. «L’altro giorno un ragazzo di 18 anni mi ha chiesto: ma anch’io posso donare il sangue? Gli ho risposto di sì e mi ha promesso che lo farà dopo Pasqua dopo averne parlato con i genitori: se anche un ragazzo soltanto si pone questo dubbio in un momento di difficoltà, ecco che il nostro impegno non è stato inutile. Continuare a smuovere le coscienze informando i giovani e i meno giovani sull’importanza della donazione di sangue e del midollo osseo è tra i nostri obiettivi primari, in collaborazione con istituzioni locali e nazionali. Siamo grati al presidente Avis Tullio Parlante per aver compreso il nostro intento».

