La giunta si aumenta lo stipendio È lite tra sindaco e l’opposizione

Cancellata la decurtazione dell’ex amministrazione Pupillo, Paolini: «Un provvedimento regolare» Scoppia la polemica, i consiglieri di minoranza Cotellessa e Galati all’attacco: «Le priorità sono altre»
LANCIANO . Aumento degli stipendi in vista per la giunta Paolini. È stato approvato poco prima di Natale, con delibera di giunta, un prelievo di 17.500 euro dal fondo di riserva per rimpinguare il pagamento degli stipendi di sindaco, vicesindaco, assessori e presidente del consiglio comunale. Una decisione che, assieme al rinnovo dell’ufficio dell’assessorato di urbanistica costato 5mila euro per l’acquisto di nuove sedie, un divisore in plexiglass e una caldaia, ha suscitato l’indignazione di alcuni consiglieri di minoranza.
«Nei primi mesi dell’amministrazione Paolini», interviene il consigliere Piero Cotellessa, capogruppo di Uniti per Lanciano, «abbiamo ascoltato dagli assessori che non c’erano fondi nei capitoli di bilancio. Invece di rimpinguare i capitoli della cultura e del commercio per le attività di fine anno, questa amministrazione ha scelto di stornare dal fondo di riserva il denaro necessario per pagare gli emolumenti agli amministratori, aumentando le indennità del 25% rispetto all'amministrazione Pupillo. Avrebbero potuto confermare i tagli degli anni precedenti», prosegue Cotellessa, «e investire qualche migliaio di euro in più per la cultura. È stata una precisa scelta politica, le indennità di coloro che siedono in giunta vengono prima del teatro e delle associazioni culturali, così come vengono prima del commercio». La precedente giunta di centrosinistra e liste civiche avevano ridotto le indennità del 25% e anche l’allora presidente del consiglio comunale, Leo Marongiu, aveva optato per la stessa scelta che consentiva di lasciare nelle casse comunali oltre 4mila euro l’anno.
Ma la decisione della neo giunta di centrodestra e liste civiche è del tutto in linea con la normativa vigente che prevede il riequilibrio degli stipendi per gli amministratori degli enti locali. «Non si tratta di aumenti», replica il sindaco Filippo Paolini, «e chi lo afferma è in evidente malafede. Abbiamo rispettato una legge dello Stato e il calcolo è stato fatto dalla dirigente. Abbiamo dovuto prelevare dal fondo di riserva perché non c’erano altri soldi e la delibera è più che regolare». «Non discuto sulla regolarità dell’atto», rimarca invece il consigliere del Pd, Lorenzo Galati, «ma sulla sua opportunità politica. Dopo una campagna elettorale in cui si è parlato di bisogni e necessità dei cittadini, questa non era certo una priorità. Si è tornati agli stipendi di 10 anni fa. Ovvio che la legge lo permette, così come il prelievo dal fondo di riserva, che tuttavia dovrebbe essere utilizzato per bisogni e spese urgenti. Aggiungo che con il taglio volontario di sindaco, assessori e presidente del consiglio della giunta Pupillo, venivano lasciati nelle casse del Comune 50mila euro l’anno, che in 5 anni fanno 250mila euro».
«Se lo Stato decide quali sono le indennità di chi amministra un ente sotto i 40mila abitanti», conclude Paolini, «perché rinunciarci. Se poi personalmente e in silenzio si vuole fare la carità si è liberissimi di farlo. Il taglio precedente era stato volontario e ultimamente anche dettato dal Covid. Non è un caso che anche in Parlamento si discuta un disegno di legge per aumentare le indennità degli amministratori, che ricevono cifre anche basse per l’impegno, soprattutto nelle grandi città».
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