«La Honda rilanci qui l’indotto e rispetti gli accordi di Roma»

26 Ottobre 2018

ATESSA. Una produzione a chilometro zero per la sub fornitura Honda e il rispetto dell’accordo New Honda siglato a Roma il 20 dicembre 2012. È l’appello che il segretario generale della Uilm Chieti-P...

ATESSA. Una produzione a chilometro zero per la sub fornitura Honda e il rispetto dell’accordo New Honda siglato a Roma il 20 dicembre 2012. È l’appello che il segretario generale della Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi, rivolge alla casa madre giapponese per rilanciare lo stabilimento di Atessa affinchè, come si legge in una nota, «dopo la firma di un accordo costato lacrime e sangue al territorio e una difficile e impegnativa risalita verso la ripresa dello stabilimento durata anni, Honda faccia la sua parte».
«Vanno fatti investimenti sul territorio per rifornimenti della sub fornitura», incalza il segretario Uilm, «noi siamo pronti. Il pareggio di bilancio è dietro l’angolo e oggi, rispetto agli anni della crisi, la situazione si è ribaltata. Honda sta uscendo, non senza fatica e sacrifici, dalle sacche del 2012, quando si registrava una perdita di fatturato di 35 milioni di euro. La produzione è passata dai 50mila motocicli di 5 anni fa ai 103.500 motocicli prodotti dal 1° aprile 2017 al 31 marzo 2018. Ma come stabilimento abbiamo pagato un prezzo altissimo in termini occupazionali e di indotto, che è stato letteralmente smantellato con la conseguenza di doversi rifornire da Vietnam e Thailandia con tutti i rischi che ne conseguono». Il riferimento è a una fermata improvvisa della produzione, nei giorni scorsi, dovuta a una causa di forza maggiore: il blocco di una nave cargo al largo del Golfo del Pireo, in Grecia, per il forte maltempo. «Una situazione», attacca Manzi, «che si è riversata pesantemente sui lavoratori Honda, con il fermo di tre turni di lavoro e la necessità di recuperarli con un Par collettivo, sulla produzione che viaggia ormai sui 500 veicoli al giorno e sulla consegna delle moto che subirà dei ritardi. La Uilm Chieti-Pescara stigmatizza con forza quanto accaduto. Purtroppo questo non è nemmeno l’unico episodio del genere. Già nel 2014 l’avaria di una nave container nel Golfo di Suez aveva comportato diversi giorni di attesa dei materiali, il fermo delle linee e il ricorso a due giorni di cassa integrazione. Una situazione drammatica vissuta in un momento delicatissimo dell’azienda, alle prese con un faticoso pareggio di bilancio così come previsto dall’accordo siglato al Mise. Noi gli impegni li abbiamo rispettati», prosegue il segretario Uilm Chieti-Pescara, «lavoratori, governo, sindacati e territorio hanno lavorato alla realizzazione del Piano New Honda», prosegue il segretario Uilm. «Riteniamo che non abbia più senso continuare a rifornirsi di manodopera proveniente dai paesi dell’Est asiatico. Questo per i costi di trasporto e per il rischio di ritardi nella fornitura. Una società leader del mercato europeo può permettersi il rischio di non avere sottomano la fornitura necessaria e di doversi fermare in balia delle onde, dei ritardi e delle avarie dei trasporti?».
Daria De Laurentiis
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