La Honeywell si riprende 2 mesi di cassa integrazione

Atessa, prima conseguenza dopo il no del ministero all’ammortizzatore sociale Dal 1° giugno a casa anche i 30 dipendenti impegnati nella dismissione del sito
ATESSA. Tutti fuori dal 1° giugno e due mensilità di cassa integrazione, marzo e aprile, ritirate dall’azienda sul bonus concesso ai dipendenti a seguito della chiusura dello stabilimento Honeywell. Sono le prime, drammatiche, conseguenze del mancato riconoscimento della cassa integrazione straordinaria da parte del ministero del Lavoro alla fabbrica dei turbocompressori di Atessa, che ha cessato le attività il 5 marzo scorso. Una notizia arrivata due giorni fa come un fulmine a ciel sereno mentre si attendeva la convocazione al ministero dello Sviluppo economico proprio per parlare del rischio che l’ammortizzatore sociale non venisse concesso. La riunione a Roma era prevista per oggi ma, inspiegabilmente, era stata fatta slittare. Circostanza che ha allertato Rsu, sindacati e maestranze e che ha portato all’epilogo di queste ore.
Per i lavoratori è una doppia beffa: prima la chiusura, improvvisa, dello stabilimento per delocalizzare in Slovacchia, poi una vertenza durata otto mesi di cui due di sciopero a oltranza davanti ai cancelli della fabbrica, l’accordo del 16 febbraio sottoscritto al Mise, la speranza di una reindustrializzazione, la certezza della cassa integrazione straordinaria, sancita dallo stesso Ministero, fino al febbraio 2019, e poi l’amara scoperta che il Governo non può concedere paracaduti economici ad una fabbrica che ha cessato le attività e che fa richiesta di ammortizzatori sociali proprio per garantire le attività di dismissione. «Per le famiglie è un duro colpo», commenta un dipendente, «adesso diventa ancora più urgente la ricerca di una nuova occupazione». I lavoratori licenziati potranno accedere alla Naspi (nuova assicurazione sociale per l’impiego, una indennità mensile di disoccupazione) per un periodo di 22 mesi, ma si tratta di un incentivo economico che decresce con il passare dei mesi. Intanto si vedranno decurtare due mensilità di Cigs, anticipate dall’azienda, dal bonus concesso a seguito della chiusura. La novità di queste ore è che resteranno fuori anche i circa 30 dipendenti che si stavano occupando delle attività di dismissione dello stabilimento. Ci sono tre agenzie di outplacing pagate dalla Honeywell che si stanno interessando di collocare i lavoratori di Atessa in altre aziende. Ma il mercato del lavoro, soprattutto in Abruzzo e soprattutto per il tipo di mansioni svolte alla Honeywell non offre molte possibilità. E bisognerà sottoscrivere un nuovo accordo con l’azienda dato che alla cassa integrazione straordinaria era legata anche la cessione gratuita dello stabilimento. In queste ore ci si organizza per una manifestazione a Roma lunedì alle 10 sotto la sede del Mise. Servirà a qualcosa?
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