La lobby delle associazioni in campo con i due sindaci

Patto tra Chieti e Pescara per far uscire la banca dal commissariamento Marramiero svela il piano: Pescarabruzzo può entrare acquistando quote
PESCARA. La soluzione è sussurrata a mezza bocca, quasi celata tra le righe degli interventi sul futuro dell’ultima cassa di risparmio abruzzese finita tra le morse del commissariamento imposto da Bankitalia.
«Carichieti è in grado di salvarsi senza ricorrere al cappello dei grandi gruppi di credito lontani dal territorio: se il vero problema è una governance sbagliata, allora cambiamo player visto che ci sono organismi interessati al rilancio come le fondazioni Carichieti e PescarAbruzzo». Parola di Enrico Marramiero, presidente di Confindustria Pescara, che prova per primo a lanciare un amo alle decine di rappresentanti del tessuto produttivo e del mondo delle istituzioni di Pescara e Chieti, riuniti ieri mattina nella sede di Confindustria in via Raiale per un incontro dai toni appassioni e allarmati.
LE RIPERCUSSIONI. Sul piatto della bilancia pesa come un macigno l’ennesimo procedimento sanzionatorio imposto a una banca abruzzese dopo le discusse vicende Tercas e Caripe: 152 anni di storia dell’istituto di via Colonnetta cancellati in un soffio e la consapevolezza di aver perso per sempre il treno della creazione di un’unica banca radicata sul territorio abruzzese.
La decapitazione in massa dei vertici di Carichieti e l’affidamento a Riccardo Sora, lo stesso commissario che ha traghettato Tercas nelle mani dei pugliesi della Popolare di Bari, stanno avendo un’eco pesantissima sulle piccole e medie imprese che cercano quotidianamente di inventarsi strategie nuove per sopravvivere a crisi e deflazione. Ma anche le famiglie interessate alle aperture di credito o i dipendenti della cassa di risparmio in queste ore non hanno vita facile.
SUBITO LA RISPOSTA. Di qui il peso dell’iniziativa, sponsorizzata dal presidente della Camera di commercio di Pescara Daniele Becci e portata avanti in maniera compatta da tutte le associazioni di categoria, dagli amministratori di Pescara e Chieti, rappresentati dai sindaci Marco Alessandrini e Umberto Di Primio e dai presidenti uscenti delle rispettive province Guerino Testa ed Enrico Di Giuseppantonio.
Al tavolo convocato in Confindustria non mancava nessuno: c’erano il presidente della Camera di commercio di Chieti Silvio Di Lorenzo e il presidente della Confindustria di Chieti Paolo Primavera. In sala una schiera nutrita di delegati riuniti nelle diverse sigle: Confcommercio (Ezio Ardizzi e Marisa Tiberio), Cna (Carmine Salce e Letizia Scastiglia), Confartigianato (Daniele Giangiulli, Luca Di Tecco e Lino Cameli), Confesercenti (Gianni Taucci e Lido Legnini), Coldiretti (Chiara Ciavolich e Giordano Nasini), Upap Claai (Gianluca Luminari), Ance (Angelo De Cesare e Giuseppe Girolimetti), Cia (Luigi Carota e Giuseppe Torricella) Confcooperative (Pietro Iacobitti) e Casartigiani (Ferdinando Buccella e Luigi Silveri). Con loro anche i responsabili delle associazioni dei consumatori Adiconsum, Adoc e Arco e il mondo dei sindacati con il segretario della Cisl Umberto Coccia.
ECCO L’OBIETTIVO. L’obiettivo prefissato per le prossime 24 ore è stendere un documento contenente una proposta unitaria «da inoltrare non al commissario Sora, bensì alla stessa Bankitalia», avverte Salce. «Stiamo assistendo allo svuotamento del nostro territorio», sottolinea Becci, «non possiamo rimanere passivi di fronte all’ultimo colpo di grazia inferto a un’economia regionale asfittica».
«C’è qualcosa che non torna guardando queste verifiche e ispezioni periodiche in Abruzzo», aggiunge Di Lorenzo, «si poteva gestire la questione in maniera diversa. Si potevano informare le persone, perché se è un problema di governance può essere risolto in fretta». «Non ci stiamo a subire decisioni prese altrove», rincara la dose Primavera, «non è solo una questione di campanilismi: vigileremo attentamente affinché le decisioni strategiche sugli investimenti futuri avvengano qui». L’analisi sullo stato dell’arte di Carichieti e qualche dettaglio su una possibile via di uscita sono affidati al discorso di Marramiero: «Lo scopo del commissariamento», sottolinea, «non è l’efficientamento delle banche, bensì traghettarle verso altre soluzioni, così come è successo per Tercas. Se il fine ultimo di questa operazione di Bankitalia è una fusione a tre caldeggiata da un gruppo creditizio lontano dal territorio, allora questo costituisce un danno per l’Abruzzo. Prima di arrivare a questo scenario dobbiamo valutare altre ipotesi con i documenti alla mano».
La soluzione, appena accennata, è tastare il terreno con le fondazioni Carichieti e PescarAbruzzo, definite «un’alternativa alla governance precedente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

