La maggioranza attacca: Comune pieno di debiti

4 Gennaio 2021

I capigruppo si schierano con Ferrara: «Il pre-dissesto è la scelta obbligata» Scambio di accuse con gli ex amministratori: «Sono loro gli unici responsabili»

CHIETI. «Se l’opposizione ritiene errata la delibera sul pre-dissesto, può ricorrere al Tar, come fece la minoranza nel 2017, quando si oppose agli aumenti Tari disposti dall’allora maggioranza di centrodestra». La maggioranza che sostiene il sindaco Diego Ferrara risponde in questa maniera alla minoranza di centrodestra che ha deciso di non votare il pre-dissesto, ritenendola una «scelta politica» non condivisibile. I capigruppo di maggioranza scendono in campo per difendere la svolta amministrativa impressa da Ferrara. Filippo Di Giovanni (Partito democratico), Andrea Rondini (Chieti per Chieti), Alberta Giannini (La sinistra con Diego), Alberto Chiavaroli (Lista Ferrara), Silvia Di Pasquale (Chi ama Chieti), Vincenzo Ginefra (Chieti c’è), Serena Pompilio (Azione politica) e Luca Amicone (Movimento 5 stelle) replicano ai consiglieri di centrodestra ribattezzandoli «generatori di debiti» e chiedendo di spiegare come è stato possibile accumulare 57 milioni di euro di passivo in 10 anni, «pur avendo progressivamente aumentato le imposte ed eliminato tutti i servizi».
Secondo la maggioranza, «gli interventi dei “generatori di debiti” non fanno altro che ribadire la chiara incapacità amministrativa del centrodestra. Così come hanno vanamente governato in 10 anni, oggi sparano a zero senza una proposta e per nascondere l’unica verità accertata: il disavanzo di 57 milioni di euro». La maggioranza se la prende in particolare con i capigruppo di Lega e Fratelli d’Italia, Mario Colantonio e Carla Di Biase: «Erano evidentemente assenti i vari Colantonio e Di Biase», dicono, «quando, nonostante i ripetuti inviti della Corte dei conti, che oggi loro invocano, e dei revisori, non hanno adottato alcuna misura per aumentare la capacità di riscossione dell’ente, mentre invece aumentavano le tariffe delle mense, chiudevano gli asili, cessavano il trasporto scolastico, portavano l’Imu al 10,6%, aliquota massima consentita per legge, generando, inoltre, enormi contenziosi perché l’esecutivo non pagava nemmeno il dovuto per lo smaltimento dei rifiuti». Non viene risparmiato neanche il capogruppo Udc, Mario De Lio, che nella passata amministrazione giocò lo scomodo ruolo di anima critica: «Ricordiamo ai “generatori di debiti”, compreso il consigliere De Lio, che si dimise da presidente della commissione bilancio perché propose una verifica sui residui di Teateservizi, e di cui oggi rileviamo la disponibilità a collaborare per la redazione del piano di riequilibrio, che la delibera approvata dal consiglio comunale sarà inviata alla Corte dei conti in ragione di specifiche disposizioni di legge e che non c’è bisogno dello stimolo dell’ex sindaco Umberto Di Primio, oggi ridotto a mero suggeritore della Di Biase». E poi ancora contro l’ex assessore Colantonio che, a giudizio della maggioranza, è «evidentemente confuso, tanto che oggi fa accessi agli atti prodotti dall’esecutivo di cui faceva parte». È rivolta in particolare a lui, che aveva sottolineato il problema dell’innalzamento delle tasse con il pre-dissesto, la tesi della maggioranza per cui «la procedura di pre-dissesto non implica automaticamente di elevare al massimo le imposte locali, questo dipenderà dalle scelte necessarie a far fronte agli enormi disastri che lui e gli altri hanno prodotto durante il loro governo, perché da generatore di debiti non diventi anche generatore di bugie». E infine è rivolta a tutta la minoranza – escluso i tre consiglieri del gruppo Di Iorio che hanno votato il pre-dissesto – l’accusa di creare «falsi allarmismi» sul pre-dissesto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA