La maltratta per 17 anni, a giudizio

16 Dicembre 2020

Rito abbreviato per un imprenditore: «Pugni al volto, calci e minacce alla moglie» 

CHIETI. È accusato di aver umiliato, maltrattato e picchiato la moglie per 17 anni, costringendola a vivere in un clima di terrore. Un imprenditore 76enne verrà processato con l’abbreviato davanti al giudice Luca De Ninis. La scelta del rito alternativo gli consentirà di beneficiare, in caso di condanna, dello sconto di un terzo della pena. Dopo il rinvio di ieri mattina, la sentenza è prevista per il prossimo 16 febbraio. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Marika Ponziani, è stata condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, agli ordini del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena.
I primi episodi contestati dall’accusa risalgono al 2003, quando l’uomo ha cominciato ad assumere un atteggiamento violento nei confronti della moglie di origini straniere. In una circostanza, a distanza di pochi mesi dalla nascita della figlia, l’imputato ha picchiato la donna nonostante avesse in braccio la neonata. Da quel momento, è stato un crescendo di vessazioni. Sì, perché l’imprenditore era solito offenderla sia davanti ad altre persone che alla figlia piccola, arrivando a instaurare un clima domestico improntato alla paura. Secondo il racconto della donna, infatti, bastava contraddirlo anche sugli argomenti più banali per mandarlo su tutte le furie e spingerlo a rifilare calci, pugni e schiaffi alla giovane moglie. Aggressioni così violente da costringerla a farsi curare in ospedale. In un’occasione, d’inverno, lui l’ha addirittura buttata fuori di casa, lasciandola al freddo. Non sono mancate vere e proprie minacce di morte, che hanno finito per terrorizzare sia la vittima che la figlia. Ma lei non ha avuto mai il coraggio di formalizzare una denuncia proprio per amore della figlia. Lo scenario è peggiorato con la convivenza forzata dovuta al Covid. L’ultima aggressione risale alla scorsa estate, quando il 76enne l’ha presa a pugni al volto, spingendola poi a terra. Lei, in lacrime, ha telefonato ai carabinieri, parlando a bassa voce nel timore che il marito potesse ascoltarla. Poi, ha buttato giù all’improvviso: «Sta arrivando», sono state le sue ultime parole. Sul posto si sono precipitati i carabinieri. I medici del pronto soccorso hanno certificato le violenze. A quel punto è partito l’iter previsto dal Codice rosso, la legge contro le violenze di genere che ha inasprito le sanzioni e accelerato le procedure. E per il marito violento è scattato l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento sia alla coniuge che alla figlia minorenne. La donna, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, si è costituita parte civile. (g.let.)