La mamma di Fabrizio ringrazia solo i volontari

14 Ottobre 2014

Ancora irrisolto il caso del 23enne disabile che non può vivere al terzo piano di una palazzina Ater piena di barriere. La madre: toccante la serata in teatro

ORTONA. «Concretamente non è ancora stato fatto nulla, a giorni dovrei visionare un nuovo appartamento e speriamo sia quello che faccia al caso nostro». A parlare è Erlinda Boromeo, mamma di Fabrizio Iezzi, il 23enne tetraplegico ortonese che non può vivere al terzo piano di una casa Ater con barriere architettoniche e che, pertanto, aspetta da mesi una nuova sistemazione utile a permettergli di lasciare la clinica Villa Pini, dove è attualmente ricoverato in cura. Sabato al teatro Tosti si è tenuta una serata di beneficenza in favore del ragazzo, a cui mamma Erlinda e il fratello di Fabrizio hanno presenziato: «È stato toccante ed emozionante, uno spettacolo bellissimo» ha sottolineato la donna ringraziando gli organizzatori Tommi Del Ciotto, Laura Del Ciotto, Nicola Pace e Annalisa Bellantuono.

I 1.175 euro incassati dalla serata saranno sicuramente utili alla causa di Fabrizio, a cui è stato inviato direttamente il selfie collettivo realizzato con il pubblico presente al teatro. «Fabrizio è felice di notare questa attenzione nei suoi riguardi e le iniziative come quelle di sabato lo rallegrano» ha rivelato la mamma. Ma uno degli organizzatori, Tommi Del Ciotto, aveva commentato con delusione l’assenza quasi totale degli amministratori ortonesi all’vento benefico, in quella che forse è una testimonianza-simbolo di quanto poco sia stato fatto dalla politica per lo sfortunato giovane.

Però, nonostante siano mesi che la famiglia Iezzi attende invano una nuova dimora che permetta alla signora Erlinda, vedova e operaia, di poter riaccogliere sotto il proprio tetto il figlio disabile, nonostante gli indugi dell’amministrazione comunale e quel «concretamente ancora non è stato fatto nulla», la donna vuole ringraziare le istituzioni. «Le ringrazio perché si stanno interessando al nostro caso», ha dichiarato la Boromeo con una cordialità disarmante verso chi attualmente non è riuscito ad aiutarli fattivamente, ma su cui punta per vedersi risolvere questa difficile situazione.

Quel che è certo è che Fabrizio non è solo: il giovane lo capta, così come anche i suoi famigliari. «Riceviamo continuamente telefonate e messaggi solidali dalle persone di Ortona», ha sottolineato ancora mamma Boromeo. «E poi ci sono associazioni come l’Anffas che ci aiutano in questo difficile momento, che speriamo passi al più presto».

Ma Fabrizio come sta vivendo il fatto di non poter lasciare l’ospedale per l’assenza di una sistemazione adeguata? «Certamente lui dopo oltre due anni trascorsi in diverse cliniche vorrebbe tornare a casa», ha spiegato proprio la madre. «A Villa Pini, dove è ricoverato, lo trattano benissimo. Però non è come stare a casa sua».

La dimora per Fabrizio deve avere alcuni requisiti imprescindibili: una stanza grande che possa rappresentare la camera del ragazzo ed ovviamente l’assenza di barriere architettoniche per facilitargli l’accesso. Riuscirà qualcuno a risolvere «concretamente» e in tempi ristretti questo dramma?

Alfredo Sitti

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