«La mia donazione? Un atto d’amore verso la mia gente»

13 Agosto 2016

Dal gallerista Paglione opere per 2 miliardi alla città di Chieti Mirò, De Chirico, Guttuso e Sassu: 101 tra tele e sculture

CHIETI. Alfredo Paglione, il giorno dopo aver firmato l'atto di donazione al Comune di Chieti della sua preziosa collezione “Arte per immagini” 101 opere d’arte del valore di 2.387.000,00 euro: «È stato un atto d’amore per la mia terra, la mia gente, la città di Chieti, rivolto soprattutto ai giovani ai quali rinnovo sempre l’invito di cercare la bellezza per migliorarsi e anche per affrontare la vita. Si tratta della mia più bella collezione, con tanti grandissimi artisti autori di opere importanti che troveranno collocazione permanente nel museo Costantino Barbella». È l’ennesima donazione, questa fatta al Comune di Chieti, tappa di un percorso iniziato a fine anni 90 a Giulianova e continuato dopo con la creazione di musei, sezioni di arte contemporanea e altre importanti donazioni alla Fondazione Carichieti per palazzo De Maio, all’università d’Annunzio e al Museo universitario. Tante opere, tele a olio, a tempera, incisioni, sculture. Particolare e prezioso il dono fatto al Museo universitario, che ospita una collezione di tartarughe artistiche raccolte dalla compianta moglie Teresita Olivares, fatta da quadri e piccoli capolavori firmati da artisti di grandissima fama come Fontana, Guttuso, Cascella e tanti altri.

Alfredo Paglione è sempre accompagnato dal titolo di mecenate. Certo a lui tanti artisti, nella sua lunga attività di gallerista, devono moltissimo, ma per quello che sta dando all’Abruzzo con le sue donazioni va ben oltre il mecenatismo, perché compie un passo successivo alla creazione di opere d’arte per metterle a disposizione della comunità, come facevano imperatori e i principi medievali. Alfredo lo ha detto e lo ha anche scritto in libro che racconta la sua storia di “pastore che ha scalato il grattacielo”, come ebbe a dire di lui il poeta Enzo Fabiani: «Voglio che le opere di grandi artisti che ho raccolto in tutta la mia vita possano ora offrire la loro bellezza al maggior numero possibile di persone. Resto sempre convinto che è la bellezza la nostra speranza di salvezza, perché può riempire occhi e può toccare il cuore di chi guarda, facendogli anche capire che la luce che emana un’opera d’arte sconfigge sempre il buio. Mi rivolgo ai giovani, che sono il nostro futuro, perché recuperino fiducia, anche in un momento brutto come l'attuale, in un Paese che non riesce più a dare proprio ai giovani risposte alle loro attese. Per questo motivo, per offrire un motivo di speranza nel futuro, continuo a impegnarmi perché ci siano spazi pubblici, musei, luoghi all’aperto, come quelli creati a Tornareccio, il paese dove sono nato, con l’esposizione dei mosaici firmati da grandi artisti, per diffondere arte e bellezza. Accendo tanti fuochi perché possano dare bagliori di luce e scaldare anche gli animi. Serit arbores, dicevano i nostri padri latini, non per te ma perché i tuoi figli possano goderne. Io ho acceso fuochi e piantato alberi, perché ho sentito il dovere di fare così nella speranza che ci siano altri che si impegnino nel tempo a tenere sempre accesa la fiamma e a far crescere gli alberi fino a quando daranno copiosi frutti».