La nipote di Valerio: dopo 5 anni avremo una tomba dove piangerlo

20 Agosto 2020

Sheila D’Ettorre racconta: «C’è il dolore per la perdita ma anche un senso di pace per il ritrovamento» Altre conferme dai primi studi sulle ossa: sono compatibili. Manca solo l’ufficialità dall’esame del Dna

CHIETI. «I miei sentimenti sono altalenanti. Da un lato c’è il dolore per la perdita. Dall’altro quasi un senso di pace per il ritrovamento dei resti dopo cinque anni, perché ora avremo una tomba dove piangere nostro zio». Sheila è la nipote di Valerio D’Ettorre, lo storico fotografo di Chieti scomparso nel 2015 all’età di 59 anni. L’ultima volta Valerio venne visto sulla Maiella, all’interno del bivacco Fusco, a 2.450 metri d’altezza. E proprio in quell’area, lunedì scorso, ad appena 150 metri di distanza dal rifugio, un giovane escursionista lombardo ha trovato ossa umane. I vestiti recuperati sulla vetta dai carabinieri del maggiore Massimo Capobianco, ovvero un k-way azzurro, una felpa blu e un paio di scarponcini marroni, sono compatibili con quelli indossati dal fotografo al momento della sparizione. Ma c’è di più: le chiavi rinvenute tra i brandelli dei pantaloni appartengono sicuramente a D’Ettorre, perché sono state provate e hanno aperto la porta del suo appartamento in via Papa Giovanni XXIII. Il giallo, dunque, è stato di fatto già risolto. L’ufficialità che quei resti siano di Valerio, però, potrà arrivare solo dopo l’esame del Dna, che ieri è stato prelevato dal medico legale Cristian D’Ovidio, consulente del sostituto procuratore Giuseppe Falasca. Il profilo genetico verrà poi comparato con quello di Sheila che, insieme alla sorella Martina, è la parente più prossima al fotografo.
«Spero che il mio Dna possa essere utile», prosegue la donna. «In questi anni, non abbiamo mai smesso di pensare a mio zio. Ancora prima di inserire la chiave nella serratura, ho potuto dare la certezza che fosse sua perché ho riconosciuto il portachiavi in cuoio, un ricordo di mio nonno». Le cause della morte potrebbero restare un mistero. «Al momento», dice Sheila, «gli stessi investigatori mi hanno detto che è impossibile dire cosa è accaduto. Penso che mio zio possa essere salito in montagna per cercare qualche giorno di tranquillità e riposo, a distanza di poco più di due settimane dalla morte della madre. Di certo, quello è un posto che lui conosceva e frequentava: negli anni passati, in più di una circostanza, nella zona delle Murelle l’hanno visto sia mia madre che mio padre. Quando è salito per l’ultima volta in quota, non indossava scarpe adeguate per la montagna, men che meno per la zona in cui si trovava. Ecco perché si può ipotizzare che gli sia successo qualcosa, magari è scivolato. Oppure ha avuto un malore. Ma forse è un punto interrogativo che rimarrà per sempre». Nelle ore successive alla sparizione era stato ipotizzato anche il gesto estremo, perché D’Ettorre stava attraversando un periodo difficile dopo la morte dell’anziana madre con la quale viveva. «Ho parlato con mio zio qualche giorno prima della scomparsa, non ho notato nulla di particolare. Lui era sempre lo stesso: a volte era solitario e introverso, altre volte con gli amici appariva più espansivo e giocherellone». Nel 2015, per cinque giorni di fila, D’Ettorre venne cercato con un notevole spiegamento di uomini, elicotteri e cani molecolari proprio nella zona del bivacco Fusco. Com’è possibile che non sia stato trovato? «È una domanda che ho posto anche io», replica Sheila. «Mi hanno risposto che, in montagna, l’ambiente cambia nel corso degli anni. È possibile che il pino mugo vicino al quale sono stati trovati i resti, all’epoca della scomparsa, fosse più folto e nascondesse il corpo. Lunedì a notare le ossa è stato un turista che stava scattando una foto proprio da quel punto perché era possibile intravedere il mare. Fortunatamente, ha lanciato subito l’allarme». Dai primi studi sui resti ossei eseguiti ieri dal professor D’Ovidio, docente dell’università di Chieti, è emerso che il quadro è compatibile con quello di un uomo di età e di altezza come Valerio. Gli esami radiografici, svolti con un macchinario mobile, hanno escluso “traumatismi” sulle ossa. Ora il Dna verrà isolato in laboratorio con la collaborazione dell’Istituto di genetica forense della d’Annunzio. Poi, ci sarà la comparazione con il Dna di Sheila. E le nipoti di Valerio, cinque anni dopo la misteriosa scomparsa, potranno avere una tomba dove piangere lo zio.