il decreto piantedosi

La Ong batte il Governo Meloni: «Il fermo della nave con i migranti a Ortona era illegittimo»

18 Luglio 2026

A dicembre la prefettura di Chieti aveva trattenuto la Humanity 1 in porto dopo lo sbarco dei migranti.

Il giudice: giusto non ascoltare la Libia e salvarli. I volontari: messe a nudo le posizioni italiane errate

ORTONA

Il tribunale ribalta la decisione del Governo Meloni: vince la Ong. Sette mesi dopo quel fermo amministrativo disposto nel porto di Ortona, i giudici danno ragione a Sos Humanity. La sezione distaccata di Ortona del tribunale di Chieti ha infatti annullato il provvedimento con cui in applicazione del decreto Piantedosi, nel dicembre 2025, la nave Humanity 1 era stata trattenuta nello scalo abruzzese e sanzionata dopo aver fatto sbarcare 85 migranti. Secondo la sentenza, il fermo era illegittimo perché non era possibile imporre al comandante della nave di coordinarsi con le autorità libiche.

La vicenda risale al 1° dicembre scorso, quando la nave della Ong tedesca Sos Humanity attraccò alla banchina Riva Nuova del porto di Ortona dopo sei giorni di navigazione e oltre 1.300 chilometri. A bordo c’erano 85 persone recuperate pochi giorni prima al largo delle coste libiche. Qualche giorno dopo lo sbarco, la Prefettura di Chieti formalizzò il fermo amministrativo della nave in applicazione delle norme dettate dal ministero dell’Interno, contestando all’equipaggio di non aver ottemperato all’invito del Centro italiano di coordinamento dei soccorsi a mettersi in contatto con il Centro libico durante le operazioni di salvataggio. La Ong si è sempre opposta a quella ricostruzione, sostenendo che collaborare con le autorità libiche avrebbe significato violare il diritto internazionale. E ora è arrivata la decisione del tribunale. Nelle motivazioni il giudice richiama le convenzioni internazionali sul soccorso in mare e la giurisprudenza nazionale e sovranazionale, ribadendo che le operazioni di salvataggio si concludono soltanto con lo sbarco delle persone in un “luogo sicuro”. La Libia, si legge nella decisione, non può essere considerata tale perché «non è assolutamente possibile» ritenere cessate le gravi violazioni del diritto internazionale nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Un «fatto notorio», scrive il giudice, in quanto «oggi la situazione libica non possa considerarsi cambiata in concreto, rimanendo operanti in Libia modelli di violazioni dei diritti umani e abusi perpetrati impunemente contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati». Il comandante della Humanity 1 non poteva quindi riportare o indirizzare i naufraghi verso il Paese nordafricano, tanto più con un’operazione di soccorso ancora in corso.

La decisione viene salutata come «un’altra vittoria giudiziaria» da Sos Humanity e dall’alleanza Justice Fleet, che riunisce 13 organizzazioni impegnate nelle attività di ricerca e soccorso in mare. «Il giudice di Ortona ha confermato che è illegale imporre a un comandante di comunicare con il centro di coordinamento libico, perché la Libia non può essere considerata un luogo sicuro per le persone soccorse in mare», afferma l’avvocata della ong, Cristina Cecchini. Per l’organizzazione, la sentenza assume anche un significato politico. «Questa vittoria mette a nudo la posizione giuridica altamente discutibile del governo italiano», sostiene il portavoce Wasil Schauseil. Secondo Sos Humanity, infine, «mentre i tribunali continuano a ribadire che la Libia non è un porto sicuro, i governi europei proseguono nella cooperazione con le autorità del Paese nordafricano sul fronte del controllo dei flussi migratori».

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