18 luglio

Oggi, ma nel 1976, a Montréal, al Forum, nelle Olimpiadi canadesi, le XXI dell’era moderna, alle parallele asimmetriche, la ginnasta rumena Nadia Comăneci, di 14 anni, otteneva 10, ovvero il massimo punteggio, mai assegnato prima dai giudici di gara che al massimo s’erano spinti a 9,95, aggiudicandosi l’oro a cinque cerchi e venendo di fatto insignita quale migliore atleta di tutti i tempi in quella disciplina. Otterrà il voto “perfetto” altre sei volte durante quell’esperienza olimpica. Contestualmente farà sua anche la medaglia del metallo più prezioso sia nel concorso generale individuale che nella trave (nella foto, particolare, l’esposizione multipla dell’esecuzione, dall’archivio Bettmann/Getty).
Oltre ai tanti onori che le verranno tributati dal regime dittatoriale di Nicolae Ceaușescu, la situazione politica costringerà Nadia, dai 15 ai 20 anni, ad essere l’amante del terzogenito del “Genio dei Carpazi”, Nicu, di 10 anni più grande, designato successore del potente genitore, con forti problemi di dipendenza dal gioco d’azzardo e dall’alcol (morirà di cirrosi epatica a 45 anni, il 26 settembre 1996 a Vienna), che la sottoporrà a violenze sessuali e sevizie sia psichiche che fisiche. Anche per questo, oltre che per altre questioni di limitazione dell’iniziativa personale, il 27 novembre 1989, a 5 anni dal ritiro dall’agonismo, fuggirà dalla sua nazione. Chiederà ed otterrà asilo politico in America. Stejărel Olaru racconterà anche quelle vicissitudini nel volume che in italiano avrà il titolo “Nadia Comăneci e la polizia segreta.
La storia che nessuno ha mai raccontato”, tradotto da Anna Maria Foli, che sarà pubblicato dalla casa editrice milanese Piemme, nel 2024. Importante sarà il legame della Comăneci con Vanessa Ferrari, considerata dagli addetti ai lavori la più valida del panorama ginnico del Belpaese. Sarà proprio Nadia, grande estimatrice di Vanessa, argento olimpico nel corpo libero il 2 agosto 2021 a Tokyo, a introdurla nella Hall of fame internazionale della ginnastica, il 18 maggio 2026, ad Oklahoma city, nell’edizione numero 29 della manifestazione. Appuntamento che vedrà l’inserimento nella prestigiosa galleria oltre che della stella dell’artistica nostrana nativa di Orzinuovi, nel bresciano, classe 1990, anche del “Signore degli anelli” tricolore, ovvero Jury Chechi, di Prato, del ’69, già insignito del titolo aureo olimpico ad Atlanta, il 29 luglio 1996.
