La Passione affidata al regista Di Scanno

28 Febbraio 2018

GESSOPALENA . È in preparazione la 35ª edizione della “Passione”, in programma il 28 marzo. La sacra rappresentazione, a cadenza biennale, è iniziata nel 1965 riprendendo un’antica tradizione locale....

GESSOPALENA . È in preparazione la 35ª edizione della “Passione”, in programma il 28 marzo. La sacra rappresentazione, a cadenza biennale, è iniziata nel 1965 riprendendo un’antica tradizione locale. Organizzata dalla Pro loco, la Passione di quest’anno viene preparata da un regista affermato, Claudio Di Scanno, che se ne occupò anche nell’edizione del 2012. Di Scanno ha messo su un laboratorio teatrale di tre giorni (2, 3 e 4 marzo), che sta ricevendo già molte iscrizioni da diverse località. Il laboratorio si intitola “La presenza del corpo nello spazio” e si incentra, spiega il regista, «su tecniche di lavoro con il corpo e la voce, a far sì che l’attore marchi una forte presenza teatrale». Si tratta di una particolare metodologia di lavoro, elaborata da Di Scanno in 30 anni di attività, tendente a far uscire l’attore dalla figura del “fine dicitore”, nel senso che la voce mira ad essere l’estensione del corpo. L’innesto di questo lavoro con le esperienze passate della Passione (che è stata diretta anche da altri registi professionali oltre che da appassionati locali) punta, secondo Di Scanno, a far acquisire agli attori «la sotterranea consapevolezza del proprio ruolo», tramite anche una tecnica recitativa che va da una iniziale lettura individuale del testo ad un successivo passaggio corale.
Le prove della Passione, al netto del workshop, sono affollate, soprattutto di giovani che si cimentano nella recitazione e nel canto corale affidato a Mario Tiberini. La scena iniziale sarà la resurrezione di Lazzaro, un quadro vivente dall’opera del Caravaggio e che riprende vita sulla scena. Il tema della rappresentazione è ovviamente tradizionale ma, conclude il regista, «il tempo si annulla, la Passione non è più storia del passato, e gli attori non agiscono più da soli sulla scena, in maniera quasi autistica, ma si muovono in funzione del pubblico».
Gino Melchiorre
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