La politica protesta, la città resta a casa

Il sindaco chiude il Teatro: «Mancano 500mila euro, stop alle attività». In pochi alla manifestazione contro la Regione
CHIETI. Protesta la politica, resta a casa il resto della città. E da ieri il Teatro Marrucino è chiuso. «Stop a tutte le attività non previste», annuncia il sindaco di Forza Italia Umberto Di Primio, dimissionario fino al 4 ottobre e ancora in corsa per la candidatura in Regione. Nell’anno del Bicentenario, il Marrucino vive un’altra stagione con le casse vuote. E senza i 500mila euro di contributi della Regione, promessi e annunciati, il Teatro non può andare avanti: senza la copertura finanziaria, il Marrucino non può stringere contratti per le co-produzioni con lo Sferisterio di Macerata. Se non si troverà una soluzione a breve, la stagione lirica rischia di saltare: niente “Così fan tutte” di Mozart, niente “Trovatore” di Verdi e niente “Lucia di Lammermoor” di Donizetti.
CHIUSO A CHIAVE. Il gesto del sindaco è una provocazione contro la Regione, andata in scena il giorno dopo le rassicurazioni del presidente vicario Giovanni Lolli: nella sua visita a Chieti, il presidente ha presentato un bando al quale il Marrucino e anche altre realtà culturali potrebbero attingere fondi. Se il Teatro vincesse, potrebbe incassare 300mila euro. Ne mancherebbero, poi, altri 200mila e cioè i fondi per l’«eccellentizzazione» del Bicentenario come promesso dall’ex governatore Luciano D’Alfonso, nel frattempo eletto senatore.
POCHI INTIMI. Se Di Primio ieri si aspettava una manifestazione di massa in difesa del simbolo della città, così non è stato: davanti al portone del Teatro si sono presentati solo amministratori e pochi cittadini, quasi tutti simpatizzanti di Forza Italia, a conferma della matrice politica dell’iniziativa. «La Regione stanzia dei soldi che erano già dovuti al Marrucino», dice il sindaco, «erano dovuti 300 mila euro di ordinario contributo ed erano dovuti 200 mila che prima D’Alfonso e poi Paolucci e Lolli hanno promesso di darci. Ma non stanno facendo un regalo al Marrucino o alla città di Chieti: stanno finanziando la cultura, la più alta cultura abruzzese». Poi, un messaggio a un concorrente, il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che ha presentato emendamenti per salvare i fondi del Marrucino ma finora senza esito: «Mi meraviglio del fatto», continua Di Primio, «che anche in consiglio regionale chi avrebbe potuto fare qualcosa non ha fatto nulla. Siamo arrivati al livello in cui ho dovuto minacciare, ma non per voler alzare i toni ma perché, se non riusciamo ad avere quei fondi, il Marrucino non può sottoscrivere i contratti per la lirica». E questo, secondo il direttore amministrativo del Marrucino Cesare Di Martino, metterebbe a rischio il titolo di Teatro di tradizione che il Marrucino vanta insieme ad altri 27 teatri italiani: un titolo che non è solo prestigio ma vale un contributo annuale del ministero dei beni culturali pari a 125mila euro.
ATTACCO M5S. Al presidio ha partecipato anche la consigliera regionale M5S Sara Marcozzi, candidata presidente, insieme ai consiglieri comunali Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo: «Da 4 anni, ad ogni sessione di bilancio, evidenziamo il fatto che il bilancio è privo di coperture e dunque sono privi di coperture anche gli emendamenti presentati per la salvaguardia e per finanziare il Marrucino. È un’ipocrisia del Pd approvare un bilancio privo di coperture e non solo per il Marrucino. Serve una legge strutturale che assegni fondi ed eroghi fondi ogni anno senza costringere il Marrucino e tutte le altre realtà importanti della nostra regione a chiedere l’elemosina a fine anno».

