La Processione torna dopo due anni di stop e sfila nel cantiere

20 Febbraio 2022

Ferrara e l’arcivescovo Forte al lavoro per salvare il rito Al vaglio una passerella per piazza San Giustino con i lavori

CHIETI. Dopo due anni di Processione del venerdì santo in solitaria da parte dell’arcivescovo Bruno Forte, quest’anno la Processione tornerà al suo antico splendore. «Stiamo lavorando», dice il sindaco Diego Ferrara, «per far tornare la Processione alla sua forma tradizionale. Ci siamo sentiti con l’arcivescovo e abbiamo iniziato ad affrontare tutti i problemi, da quelli di salute pubblica a quelli relativi al cantiere di piazza San Giustino i cui lavori si prevede che verranno conclusi entro l’estate». Per quanto riguarda la pandemia, i dati in miglioramento fanno pensare alla possibilità di far svolgere l’antico rito, sebbene i dettagli andranno studiati nell’ambito di tavoli prefettizi sull’ordine e la sicurezza pubblica. Per il cantiere di piazza San Giustino, il sindaco ha già chiamato i tecnici per studiare la possibilità di attraversarlo in sicurezza. La Processione, infatti, tradizionalmente esce all’imbrunire dalla cattedrale. L’idea per attraversare i lavori in corso è quello di realizzare una passerella sopra la piazza per permetterne l'attraversamento in condizioni di sicurezza.
DUE ANNI DI STOP Negli anni della pandemia la Processione ha subito drastici tagli. Nel 2020 c’era solo l’arcivescovo che, imbracciata la croce, l’ha portata lungo un percorso accorciato, ridotto al semplice attraversamento di corso Marrucino. Indimenticabile il momento in cui l’immagine di Cristo si è staccata dal crocifisso rischiando di cadere a terra. In tanti vi hanno letto un presagio dei tempi bui del Covid. Nel 2021 una piccola delegazione dell’arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti ha accompagnato l’arcivescovo lungo il percorso sempre fortemente tagliato come l’anno precedente. Il prossimo 15 aprile, quando cade il venerdì santo, la Processione dovrebbe tornare alla formula di sempre, con il corteo degli incappucciati, i musicisti e i cantori.
L’ANTICO RITO La processione teatina è tra le più antiche d’Italia: l’origine, secondo alcune fonti storiche, risalirebbe all’anno 842. Nei secoli, il rito che fa parte del dna cittadino è stato più forte di tutto il resto: ha resistito all’occupazione nazi-fascista, alle bombe della Seconda guerra mondiale e ha sconfitto anche la grande nevicata del 1956. Anche la pandemia non l’ha fermato, sebbene l’ha drasticamente rimodulato. La processione del Cristo morto è organizzata da sempre dall’arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, che custodisce la sacralità del rito e ne tramanda la tradizione.
LA CANDIDATURA UNESCO L’amministrazione del sindaco Ferrara, con il vice Paolo De Cesare, ha riavviato l’iter per il riconoscimento della Processione come patrimonio dell’Unesco. Non è la prima volta che il Comune tenta di imboccare la strada del riconoscimento mondiale: è successo anche nel 2008, ma l’iter si è poi arenato. La giunta Ferrara lo ha ripreso in mano, convinta che la Processione rappresenti «un esempio universale di pietà popolare», come si legge nella delibera di giunta che ha riavviato l’iter. La delibera annunciava la nomina di una commissione «composta da storici ed esperti, con tutte le istituzioni, enti, organismi, associazioni e soggetti interessati tra cui in particolare l’arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, l’università d’Annunzio, le Sovrintendenze, l’Archivio di Stato per il completamento della procedura per l’ottenimento del vincolo antropologico da parte del Mibact e per la redazione della documentazione necessaria per il riconoscimento della Processione a patrimonio dell’Unesco». Della commissione, però, non si è saputo più nulla.