«La Procura adesso ascolti noi operai»

A Lanciano i vertici nazionali del sindacato: «Vogliamo indagini a tutto campo, pronti a chiedere il risarcimento danni»
ATESSA. Perché tra i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di tutte le sigle sindacali nessuno è andato in Sevel appena si è saputo dell’incidente mortale? E perché Sevel dà in appalto e sub appalto compiti delicati come la manutenzione straordinaria dei macchinari? Che cosa c’è che non ha funzionato nella “catena delle responsabilità” che ha portato alla morte l’operaio di 28 anni? Sono le domande dell’Usb che ieri ha convocato a Lanciano Francesco Tuccino e Marco Benevento, del gruppo nazionale Usb salute e sicurezza.
«Non si muore solo di incidenti», dichiara Fabio Cocco, operaio Sevel del montaggio, rappresentante Usb, «ma di una serie di situazioni che possono concatenarsi tra loro. Come Usb da tempo denunciamo le condizioni di lavoro in Sevel, il fatto ad esempio che i lavoratori interinali vengano costretti a restare più del dovuto e per questo Sevel è stata anche sanzionata. Per noi non c’è mai una casualità. Un operaio può morire per una carenza a livello strutturale o per una carenza dal punto di vista della formazione e preparazione che ogni manutentore deve avere. Mi pongo da giorni una domanda», prosegue Cocco, «ho saputo dell’incidente mortale del povero Cristian Terilli dieci minuti dopo il fatto: com’è possibile che nessuna Rls sia andata sul posto? E perché si sono aspettati 4 giorni per convocare un’assemblea? La Rls è l’unica figura autorizzata per legge a cercare di capire che cosa è accaduto e a sorvegliare il luogo dove è avvenuto l’incidente».
Cocco rimarca anche l’assenza, in Sevel, di una Rls di sito, ovvero un rappresentante sindacale che tuteli anche i dipendenti interinali che non hanno un contratto diretto con Sevel. «Chiediamo di essere ascoltati dal magistrato», rimarca Tuccino, ergonomo Usb, «e che le indagini vengano fatte a 360 gradi. Stiamo anche valutando la costituzione di parte civile. Resta il grande interrogativo sulla “catena di responsabilità”: se da un lato in questo caso le prime aziende a dover rispondere sulle condizioni di sicurezza sono Sinergia e Comau, dall’altro anche il committente ha l’obbligo di garantire all’azienda esecutrice che queste condizioni siano rispettate. «Inoltre», prosegue Tuccino, «quanto possono aver influito i fattori ambientali, come l’organizzazione e i tempi di lavoro, su questa morte? Sappiamo che è il tempo che decide se alcune procedure vengono applicate correttamente o no».
«Vogliamo sapere perché Sevel commissiona ad altri compiti delicati come la manutenzione straordinaria», conclude Benevento, «la condizione di sicurezza di alcune fabbriche dell’indotto, come ad esempio la ex Blutec, è per noi una questione aperta. Chiediamo una commissione d’inchiesta nazionale su come si lavora in Fca».
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