La procura erariale indaga sul “buco” del Comune

15 Novembre 2019

Finiscono sotto accusa gli interessi per 1,2 milioni pagati alla banca tesoriere Contestato il continuo ricorso all’anticipazione di cassa: «Costi troppo elevati»

CHIETI. La procura della Corte dei conti indaga sul “buco” milionario del Comune. Al centro dell’inchiesta finisce una manovra che, dal 2015, è diventata una costante dell’amministrazione Di Primio: mandare avanti il Comune grazie allo scoperto concesso dalla propria banca tesoriere, prima la Carichieti e ora la Ubi. Ma andare in rosso con la banca – il meccanismo si chiama anticipazione di cassa – ha un costo: in 4 anni, dal 2015 al 2018, il Comune ha mandato in fumo quasi 1,2 milioni per pagare gli interessi.
L’ATTO D’ACCUSA. «È necessario porre in rilievo come il prolungato ricorso a questo istituto abbia comportato gli elevati costi per interessi passivi», così recita una relazione di 26 pagine firmata dalla sezione di controllo della Corte dei conti, guidata dalla presidente Manuela Arrigucci, e mandata alla procura erariale diretta da Maurizio Stanco per sollecitare l’apertura dell’indagine. Un’inchiesta che potrebbe chiudersi con un’archiviazione ma anche con una richiesta di risarcimento a carico degli amministratori per possibili danni erariali provocati al Comune.
«FORTE CRISI DI LIQUIDITÀ». La relazione dei controllori parla di «una forte crisi di liquidità che caratterizza da oltre un quinquennio la gestione finanziaria dell’ente». Il sindaco Umberto Di Primio, con due amministrazioni diverse, è al governo dal 2010. La Corte dei conti contesta il ricorso all’utilizzo per cassa di entrate vincolate (9,6 milioni nel 2015 scesi a 3,7 nel 2018). La relazione prosegue e spiega che il Comune ha provato a fornire una giustificazione: «A seguito di precipua richiesta istruttoria, l’amministrazione ha posto in evidenza la riduzione negli esercizi 2017 e 2018 degli importi in questione. Non tiene conto, tuttavia», sottolinea la Corte dei conti, «che correlativamente si assiste a un aumento esponenziale delle anticipazioni di tesoreria». È il “buco” del Comune che in 4 anni si è ingigantito: 4.184.637,93 euro nel 2015, 2.955.217,36 nel 2016, 15.771.022,60 nel 2017 e 14.985.772,42 nel 2018. Per il 2019, in base all’ultima rilevazione, lo scoperto si aggira sugli 8 milioni. Una manovra così, scrivono i giudici contabili, provoca una stangata per gli interessi: «Gli interessi passivi sulle anticipazioni nel quadriennio assommano a 1.193.449,19 euro». Questo il dettaglio: 307.733,12 per il 2015, 275.827,34 per il 2016, 320.498,67 per 2017 e 289.390,06 per il 2018.
ALLARMI IGNORATI. «La rilevante e perdurante crisi di liquidità si appalesa in tutta la sua consistenza ove si consideri che, per far fronte al pagamento dei debiti verso i fornitori, l’amministrazione ha fatto ricorso ad anticipazioni di liquidità nel periodo 2013-2015 per un importo complessivo di 24.919.916,27 euro. Pur se contenute nei limiti previsti dall’ordinamento, se reiterate nel tempo, le anticipazioni, oltre a produrre aggravio finanziario per l’ente, risultano sintomatiche di squilibri nella gestione di competenza e/o nella gestione dei residui». E la Corte dei conti sottolinea gli allarmi inascoltati: «Questa sezione aveva ampiamente censurato, in più occasioni, la forte crisi di liquidità dell’amministrazione». La conclusione dei giudici è che le decisioni del Comune devono finire sotto indagine erariale per probabili danni alle casse pubbliche: gli «elevati costi per interessi passivi» e l’anticipazione di cassa trasformata da strumento eccezionale a «una forma di indebitamento di medio termine», così dice la relazione, «giustificano la trasmissione della presente pronuncia alla locale procura erariale». E i conti restano sotto controllo: «Il collegio si riserva di monitorare gli equilibri di cassa dell’ente in sede di esame dei documenti contabili degli esercizi successivi, tuttavia ritenendo fin d’ora necessaria l’adozione di provvedimenti correttivi idonei a sopperire alle costanti, e quindi strutturali, crisi di liquidità riscontrate».