La procura indaga sui 3 milioni a Deco

L’affare discarica in un rapporto della polizia al pm Bellelli. Ipotesi di abuso senza indagati. Atti trasmessi a Mennini
CHIETI. E’ sul tavolo del procuratore capo, Pietro Mennini, il fascicolo dell’inchiesta sui 3 milioni e 753mila euro che il Comune di Chieti deve pagare alla società Deco per la gestione post chiusura della vecchia discarica di contrada Casoni che durerà trent’anni. Ma l’inchiesta per presunto abuso in atti d’ufficio parte da Pescara.
Ad innescare la miccia sarebbe stato un ex dipendente del colosso abruzzese dei rifiuti che ha consegnato documenti agli investigatori della Squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana. Gli stessi ispettori che indagano sul caso Megalò 3 e sulla presunta corruzione elettorale, si sono così ritrovati a scandagliare un contenzioso che vede il Comune di Chieti costretto a saldare un conto milionario alla società che gestisce la vecchia discarica sulla base di un progetto dell’importo complessivo di 12 milioni di euro.
Durante la fase pescarese dell’indagine, che per ora non ha indagati, la polizia ha sentito più volte il dirigente del VII settore del Comune di Chieti, l’ingegner Giuseppe La Rovere, che di fatto si è opposto al pagamento della cifra alla Deco ritenendo che per la gestione post chiusura si dovesse fare una gara d’appalto. L’indagine è andata avanti per mesi, coperta dal segreto, fino a che la Mobile pescarese ha rimesso un circostanziato rapporto al pm Giuseppe Bellelli. E’ un rapporto in cui si ricostruisce la tortuosa vicenda del debito milionario del Comune verso la Deco. La polizia pone al centro di tutto due atti sostanziali. Il primo è una bozza di contratto, mai redatta in forma pubblica, tra le due parti con cui il Comune s’impegnava a versare la sua quota di oltre 3 milioni alla società dei rifiuti per la gestione della discarica. Ma la bozza non viene riconosciuta come valida dal dirigente teatino, sentito in questura a Pescara, perché non c’era stato alcun appalto per la gestione post chiusura. Il secondo atto finito nel rapporto di polizia è un arbitrato, costato 110mila euro, affidato all’avvocato Antonio Pimpini, ex socio di studio del sindaco, Umberto Di Primio, che ha visto soccombere il Comune, condannato a pagare il debito alla Deco che sostiene di poter gestire la post chiusura avendo gestito anche prima la discarica. Come trova i soldi l’ente? Aumentando del 30 per cento la Tares del 2013. Per una singolare coincidenza di tempi, proprio oggi il rompicapo dei 3 milioni alla Deco finisce in consiglio comunale con la delibera che certifica il debito fuori bilancio. Accade dopo che il pm Bellelli ha trasmesso il fascicolo al procuratore di Chieti Mennini che lo ha affidato al sostituto Giuseppe Falasca.

