La protesta di 120 commercianti: «Bollette insostenibili, aiutateci»

In piazza il grido d’allarme dei titolari di attività: «Non riusciamo a pagarle, così rischiamo la chiusura» Appello alle istituzioni per fronteggiare le spese: «Stop al distacco delle utenze e debiti da spalmare»
ORTONA . La carica di 120 commercianti contro il caro bollette. Negozi chiusi per un giorno e titolari in piazza per lanciare un grido d’allarme rispetto alle spese diventate insostenibili. «Le famiglie sono seriamente in difficoltà», ha detto il ristoratore Franco Musa, uno dei promotori della manifestazione organizzata dal comitato spontaneo dei commercianti che si è costituito da qualche settimana. «Le attività rischiano di chiudere». La categoria si è ritrovata ieri mattina davanti agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, «simbolo dello Stato», ha spiegato Musa. Poi, in corteo tra striscioni, cartelli e fischietti, gli aderenti alla manifestazione si sono diretti in piazza della Repubblica, dove sono state spiegate le ragioni della protesta. «Siamo capofila di un’iniziativa con cui vogliamo creare un effetto domino negli altri comuni», ha sottolineato Musa. «Il nostro appello deve arrivare alla politica, ma dobbiamo essere in tanti a farci sentire». Quindi le proposte da presentare ai rappresentanti abruzzesi in Parlamento: «Serve un’azione urgente da parte dello governo che non permetta di staccare le utenze». Altro aspetto fondamentale è quello relativo ai debiti, «che vanno spalmati», ha aggiunto Musa.
«Se non saremo aiutati, in breve tempo chiuderemo», ha confermato Patrizia Giambuzzi, una delle commercianti presenti alla manifestazione. «Gli aumenti sono vertiginosi, va dato modo alle persone di poter pagare le bollette». Sonia Valerio ha una gelateria sulla Passeggiata Orientale: «Siamo disperati», ha ammesso, «la nostra è un’azienda familiare che ha anche dipendenti a tempo indeterminato. Temiamo per loro». Giuseppina Nicolucci lavora in una pizzeria. «Abbiamo bisogno di un concreto supporto da parte dello Stato considerato che i costi per la materia prima sono alle stelle, le bollette vanno pagate così come i dipendenti». In piazza c’erano anche rappresentanti dell’amministrazione comunale, tra cui l’assessore al commercio e vicesindaco Cristiana Canosa: «Conosco benissimo i problemi della categoria», ha commentato. «Sono solidale con i commercianti. Il mio impegno per le manifestazioni è proprio improntato a far sì da richiamare gente in città e aiutare i titolari delle attività a lavorare maggiormente».
Da piazza della Repubblica il corteo ha poi attraversato corso Vittorio Emanuele tra le serrande abbassate di diversi negozi, su cui appariva il volantino con lo slogan della protesta, “Chiudo perché non ho più energie”. Quindi l’arrivo a Porta Caldari, dove i manifestanti si sono seduti per qualche minuto in strada, occupando la piazza senza però creare particolari disagi alla circolazione. Infine l’arrivo davanti alla sede di Zecca, il gestore dell’energia elettrica «contro cui non abbiamo nulla», ha tenuto a specificare Musa, «ma è simbolo dell’ultimo miglio, cioè quell’entità che fisicamente ci stacca la corrente». Ieri pomeriggio, infine, i commercianti si sono ritrovati in piazza del Teatro per condividere i loro timori con la cittadinanza, in quella che sembra essere solo la prima di una serie di manifestazioni con un unico obiettivo: tutelare il lavoro di ognuno.
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