La Provincia si costituisce parte civile nel giudizio al capo cantoniere assenteista
CASOLI. Si apre domani il processo con rito immediato nei confronti di Agostino Ramondo, il capo cantoniere della Provincia accusato di assenteismo. Ramondo, 53 anni, di Casoli, è agli arresti...
CASOLI. Si apre domani il processo con rito immediato nei confronti di Agostino Ramondo, il capo cantoniere della Provincia accusato di assenteismo. Ramondo, 53 anni, di Casoli, è agli arresti domiciliari dal novembre scorso con l’ accusa di truffa aggravata, peculato e falsità ideologica, commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Secondo le indagini, condotte dai carabinieri della polizia giudiziaria della Procura, anziché occuparsi delle strade della Provincia, il capo cantoniere in alcuni giorni aiutava la moglie nel negozio da lei gestito, oppure rimaneva a casa intento a sbrigare faccende personali.
Avrebbe anche usato, qualche volta, i mezzi della Provincia per i suoi spostamenti e preso della legna di proprietà dell’ente per utilizzarla in casa propria. Ramondo, difeso dall’avvocato Consuelo Di Martino, avrà ora modo, a processo, di spiegare le proprie ragioni e produrre atti utili alla sua difesa. Nell’interrogatorio di garanzia l’uomo si avvalse della facoltà di non rispondere perché aveva bisogno di tempo per ricostruire tutti gli episodi contestati e per trovare prove a suo favore. Atti e prove che potrà mostrare nel corso delle udienze. Dal canto suo la Provincia, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Di Sebastiano del foro di Chieti, domani si costituirà parte civile «perché», si legge nell’atto di costituzione, «la condotta criminosa dell’imputato ha arrecato gravi danni patrimoniali all’ente, oltre che all’immagine della pubblica amministrazione». Il presidente della Provincia, Mario Pupillo, parlò di danni di immagine nel giorno dell’arresto del cantoniere, stigmatizzando l’atteggiamento di «persone che, usando la Provincia per scopi personali, oltre a danneggiare l’ente e i propri colleghi, minano anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, dove la maggior parte dei dipendenti lavora in modo corretto e professionale». (t.d.r.)

