La sala congressi “vietata” al ministro

L’Università non ripara i danni alla struttura del Cesi, a rischio il convegno con la Lorenzin e i vertici di Farmindustria
CHIETI. Un parquet divelto e buona parte delle 150 poltroncine rovinata da una strana infiltrazione d’acqua: Chieti non può accogliere così il ministro della Salute ed il gotha di Farmindustria che, l’11 e il 12 settembre, saranno in città per uno dei più importanti convegni italiani sulla sperimentazione di nuovi farmaci. Mai un argomento medico-scientifico è stato di una tale attualità se solo si pensa alla bagarre scoppiata intorno al caso Vannoni inventore del metodo Stamina. Ma ora che l’Università di Chieti e Pescara, attraverso la sua Fondazione, ha l’occasione di far incontrare il mondo dell’industria farmaceutica con i farmacologi più famosi d’Italia, la città rischia di fare una clamorosa figuraccia.
Da tre mesi, anzi di più, la sala congressi del Cesi, il centro di ricerche dell’invecchiamento, punta di diamante della Fondazione dell’Ateneo D’Annunzio, dov’è previsto il convegno, è praticamente inagibile. Una copiosa infiltrazione d’acqua, non dovuta al nubifragio ma a circostanze rimaste misteriose, ha semidistrutto il pavimento e i posti a sedere. Inutili, finora, appelli, richieste ufficiali e preventivi presentati ai vertici dell’Università. La sala congressi resta off limits anche per il ministro Beatrice Lorenzin, annunciato come ospite, molto atteso, nella seconda giornata dell’evento scientifico. Oppure per Eugenio Aringhieri, big di Farmindustria, o il presidente della Società italiana di Farmacologia e il rettore della seconda Università di Napoli. I temi da trattare sono di portata internazionale.
Per la prima volta in Italia, infatti, si parlerà della creazione di una banca dati sulla ricerca relativa ai farmaci biotecnologici. Così come si terrà un incontro con i responsabili delle maggiori case farmaceutiche italiane. Ma il convegno, organizzato dalla Fondazione D’Annunzio, la Società Italiana di Farmacologia e Farmindustria, è destinato a saltare per lavori di un importo contenuto ma non ancora fatti. Una spesa non superiore ai 25mila euro tant’è che all’Università dicono: più o meno lo stesso costo del nuovo bagno che, nei piani alti dell’Ateneo, è stato rifatto molto di recente. Ma per la sala congressi i soldi non ci sono.
Ieri mattina siamo andati al Cesi, accanto al dipartimento di Psicologia. Ma è impossibile entrare della sala “devastata” dall’acqua. Con modi gentili, il personale della reception risponde: «Non possiamo aprire la porta senza il permesso». Nessuno parla o vuol commentare il lavori attesi da oltre tre mesi. Nessuno tranne uno: il professor Francesco Caciagli, farmacologo, direttore del Dipartimento di Scienze sperimentali e cliniche oltre che decano dei docenti della D’Annunzio che ha collaborato in prima linea per la buona riuscita del prestigioso evento scientifico che dovrebbe far incontrare il mondo dell’industria con quello della scienza e la ricerca. Ma il suo è uno sfogo intriso di rabbia: «Il convegno si farà», sbotta al telefono, «anche a costo di affittare un tendone oppure di chiedere all’arcivescovo di Chieti piazza San Giustino».

