«La Sasi deve 6 milioni di euro all’Acea»

6 Marzo 2017

La società condannata per illegittimo prelievo dal fiume Verde. Basterebbe: a rischio gli investimenti su reti e depuratori

LANCIANO. La Sasi condannata a pagare 6 milioni di euro all’Acea Energia come risarcimento danni per illegittimo prelievo di acqua dal fiume Verde. La sentenza del Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma (Tsap) ha confermato la condanna in primo grado da parte del Tribunale regionale delle acque e, dopo una perizia chiesta dalla Sasi proprio in appello, ha abbassato le pretese dell’Acea da 9 a 6 milioni, a cui aggiungere le spese legali. I soldi sono immediatamente esigibili: l’Acea, cioè, può volerli tutti e subito. In questo caso sarebbe il tracollo per la società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni del Chietino. Un duro colpo per la Sasi, per i Comuni soci e, quindi, per i cittadini. In cassa, infatti, accantonati nel fondo rischi ci sono “solo” 3.528.000 euro, all’incirca metà della somma. Per trovare la somma mancante il rischio è che aumentino voci della bolletta o che sfumino gli investimenti previsti per reti e fognature.

Vicenda complessa quella del contenzioso con l’Acea, concessionaria della derivazione delle acque del fiume Verde per la produzione di energia elettrica (grazie a un decreto interministeriale del gennaio 1961), che ha tirato in ballo la questione dei danni nel 1985 citando a giudizio l’allora Cassa per il Mezzogiorno, rea di captare le acque dal fiume Verde senza autorizzazione e creando danni all’Acea perché, sottraendo l’acqua, diminuiva per la società la capacità di produrre energia. Negli anni si sono susseguite diverse cause che hanno tirato in ballo la Cassa, la Regione, il Consorzio acquedottistico e, dal 2003, la Sasi. La prima sentenza contro quest’ultima l’ha emessa il Tribunale regionale delle acque che ha stabilito un risarcimento danni all’Acea di 9 milioni.

Sentenza impugnata dalla Sasi davanti al Tsap anche sulla base della legge che stabilisce, dal 1994, che l’utilizzo delle risorse idriche per l’uso potabile è prevalente su ogni altro utilizzo. Ma il Tsap ha disposto solo una perizia per la quantificazione del danno patito da Acea per il periodo 2010-2013. Nel 2015 il perito ha ridotto l’importo dovuto dalla Sasi da 9 a 6 milioni. Ora la sentenza. «È una sentenza dura», commenta il presidente Sasi Gianfranco Basterebbe, «soprattutto perché l’Acea può chiedere il pagamento immediato della somma. Incontrerò i vertici Acea in settimana per discutere la questione, che è partita decenni fa e di cui oggi paghiamo le conseguenze. Ci sono diverse proposte da poter fare. Attendere ad esempio il pronunciamento definitivo della Cassazione, a cui faremo ricorso, oppure rateizzare il pagamento. Si può anche provare a fare una transazione, un accordo che chiuderebbe tutto, senza andare in Cassazione. Certo, va trovata una cifra che vada bene anche alla Sasi, che ha a disposizione 3.528.000 euro». Ci saranno conseguenze per i cittadini? Aumenteranno le bollette? «Più che altro taglieremo gli investimenti», chiude Basterebbe, «perché i soldi potremmo prenderli solo da lì. Fermo restando quelli già programmati, rinunceremo a qualcosa». Insomma maggiori costi, reti colabrodo e milioni di euro che vanno a Roma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA