La scuola argine alla criminalità Gatti: insegnate i valori ai ragazzi

12 Novembre 2021

In prefettura il corso di formazione per insegnanti con l’adesione di 21 istituti scolastici della provincia  Il magistrato della Direzione antimafia ai professori: «Le mafie prosperano dove c’è l’individualismo»

CHIETI. La scuola come argine alla cultura della criminalità. È su questo assunto che ha puntato Libera, l’associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti, nell’organizzare il percorso di formazione per docenti dal titolo “Segni Narranti – La Memoria al plurale dalla narrazione all’impegno a cura di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”. Il secondo incontro dell'iter formativo si è svolto ieri in prefettura, ospitato dal prefetto Armando Forgione che, dato il tema, ha partecipato in prima persona. Insieme a lui c’erano il formatore dell’associazione, Tito Viola, la dirigente della squadra mobile della questura di Chieti, Miriam D’Anastasio, e, ospite d’eccezione, il magistrato della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo Giuseppe Gatti.
L’incontro era rivolto ai docenti delle scuole teatine: hanno partecipato 21 istituti scolastici della provincia. Insieme agli insegnati c'erano anche i rappresentanti di carabinieri e guardia di finanza, con il tenente colonnello dei carabinieri Pierluigi Capparè e il tenente colonnello della Finanza Giuseppe Pastorelli. «Abbiamo voluto porre al centro della riflessione», spiega Gilda Pescara, responsabile del presidio teatino di Libera intitolato ad Attilio Romanò, «l’agire responsabile e la cultura della cittadinanza attiva come strumento di contrasto alle mafie e alla corruzione. L’iniziativa ha voluto approfondire il discorso avviato nel primo incontro di formazione richiamando i contenuti dei protocolli d’intesa tra il Dipartimento di pubblica sicurezza, la Direzione nazionale antimafia e Libera per favorire la diffusione della cultura della legalità e della responsabilità e del contrasto alle associazioni di tipo mafioso».
Gatti ha invitato i docenti a riflettere sul sistema di valori da proporre agli studenti: «Tante volte noi non siamo consapevoli», ha detto, «di quanto possiamo essere fondamentali per la vita di un ragazzo. La società di oggi ci fa concentrare troppo su noi stessi, siamo tutti ormai presi dall’inseguire un modello di realizzazione individuale. Ma le mafie prosperano proprio dove c’è l’individualismo».
Anche il prefetto ha invitato i docenti a considerare l’importanza sociale della scuola, «punto di riferimento principale per i ragazzi». Anche se, ha sottolineato, «spesso la classe docente non è preparata ad affrontare certe tematiche come quelle di cui parliamo oggi. Ecco perché questi appuntamenti sono importanti. La provincia teatina non è così “tranquilla” come si dice. È invece a rischio. È un territorio appetibile alle infiltrazioni mafiose, nonostante il Dna abruzzese che tende a isolare il fenomeno mafioso».
E a questo riguardo la dirigente della squadra mobile ha ricordato come siano presenti anche sul nostro territorio dei reati, cosiddetti sentinella, come quelli di usura ed estorsione. D'Anastasio ha parlato anche degli ultimi strumenti della polizia di Stato per fare breccia tra i giovani. A cominciare da YouPol, la App che, in forma anonima, permette ai ragazzi di fare segnalazioni agli agenti di polizia. «La sopravvivenza e il rigenerarsi delle mafie poggiano ancora oggi», ha aggiunto Pescara, «su quelle coordinate che ci hanno permesso di riconoscerle e studiarle: soggetti organizzati per accumulare ricchezza e potere attraverso lo strumento “agito e agitato” della violenza. Ma il fenomeno mafioso si va anche trasformando, permettendo alla mafia di essere meno riconosciuta. La mafia riesce sempre di più a mimetizzarsi nell’economia legale e a essere così molto più pervasiva, anche senza i gesti eclatanti di un tempo».
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