La scuola cade a pezzi? Niente soldi

10 Novembre 2015

Liceo Artistico, Convitto e liceo Classico fuori dai finanziamenti. Ma le finestre sono rotte, le aule inagibili e c’è rischio crollo

CHIETI. Dalla grande torta dei finanziamenti della Provincia destinati alla riqualificazione delle scuola superiori - 1,4 milioni di euro - sono stati esclusi il liceo classico Vico con annesso Convitto e il Liceo artistico di via d’Aragona. Neanche una piccola fettina per lavori di ristrutturazione che sono urgenti. L’ente, presieduto da Mario Pupillo, non ha tenuto conto delle lettere, cinque dal novembre 2014 all’ottobre 2015, inviate dalla dirigente scolastica Giuseppina Politi, nelle quali si descrivono le criticità degli istituti e si chiedono interventi anche «urgentissimi» per tutelare la sicurezza degli studenti.

CONVITTO. Nella prima lettera, datata 21 novembre 2014 e sollecitata dalla stessa Provincia, che dagli istituti superiori aveva voluto conoscere lo stato d’arte, la dirigente chiede la realizzazione di un corrimano per il quale era stata già fatta una richiesta tre anni prima e di estrema utilità per la sicurezza degli alunni. L’aula vicina al campanile della chiesa di San Domenico, resa inagibile dal terremoto 2009, è da ristrutturare urgentemente, in quanto necessaria sia agli alunni del Convitto sia a quelli del Classico. La preside chiede anche la rimozione del guano nel solaio sopra all’aula magna che ha corroso tutto e provocato problemi igienico sanitari. Il 26 maggio scorso, la preside, rinnova le richieste e ne aggiunge altre: l’aula delle socializzazioni e quella della foresteria, ritenute inagibili dalla stessa Provincia, hanno bisogno di interventi urgenti, nei bagni mancano maniglie, gli intonaci sono scrostati e ci sono muffa e umidità dovunque. Ma nulla è stato fatto, cosicché a inizio di quest’anno scolastico, il 17 settembre, la dirigente chiede di nuovo alla Provincia un intervento urgente riproponendo i problemi precedentemente descritti e divenuti più gravi. L’ala confinante con la chiesa e il teatro-palestra, sempre adiacente a San Domenico sono a rischio crollo con la pioggia che si infiltra arrivando persino nel luogo sacro.

Nella stessa lettera la dirigente chiede inoltre la restituzione di 4.000 euro che la scuola ha anticipato per la messa in sicurezza della palma del giardino claustrale.

LICEO CLASSICO. Per quanto riguarda il Classico, che da quest’anno ha avuto il prestigioso riconoscimento di Liceo Europeo, la dirigente Politi già un anno fa aveva fatto notare la mancanza di aule, problema per la quale aveva indicato anche la soluzione: ripristino e ristrutturazione di quegli spazi dichiarati inagibili dopo il terremoto e la messa in sicurezza di finestre a ampie porte a vetro. Che attualmente costituiscono un pericolo per gli studenti. Senza contare che il Liceo soffre da tempo immemorabile della mancanza di una palestra adeguata.

LICEO ARTISTICO. La situazione nell’istituto di via d’Aragona è ancora peggiore. I bagni sono vecchi e non igienici, in più si otturano continuamente. La scuola non possiede i documenti relativi alla staticità e agibilità dell’ultimo piano. Sotto ci sono altri tre piani occupati dagli studenti del Liceo artistico e del Liceo coreutico. Sempre nello stesso edificio le grondaie sono da risistemare, non ci sono infrastrutture e sussidi per i laboratori che nel Liceo artistico costituiscono il fulcro della formazione. Il 17 giugno, con gli esami di stato in corso, vengono richiesti interventi urgenti, perché nel cortile interno, dopo l’acquazzone del giorno precedente, sono stati trovati calcinacci di grosse dimensioni. Nella stessa lettera la preside fa presente che i bagni sono otturati. L’ultima lettera è del 30 ottobre scorso. Politi invia una laconica richiesta a Pupillo per il ripristino delle porte di sicurezza dell’artistico. Alcune sono legate con il filo di ferro e quindi di facile accesso a chiunque volesse entrarvi. «Per motivi di sicurezza», si legge, «si chiede il ripristino immediato della funzionalità delle porte». Ma oggi nei tre istituti tutto è come prima. Si aggiungono amarezza e forse rabbia per essere stati dimenticati.