La Sevel chiude il 2015 col record di produzione

Sono stati commercializzati 260.800 furgoni, il 13,51% in più rispetto al 2014 Bologna (Fim-Cisl) delegittima la Fiom: siamo noi a garantire l’occupazione
L'anno 2015 si chiude alla grande in Sevel dove sono stati prodotti 260.800 furgoni (+ 13,51% rispetto al 2014) che decretano così il raggiungimento del record storico dello stabilimento. Ad annunciarlo è la Fim-Cisl per voce del segretario generale Abruzzo-Molise, Domenico Bologna.
«Per il 2016» interviene Bologna «vengono confermati i dati in continua crescita che potrebbero anche raggiungere ulteriori 20mila unità. Lo stabilimento in comproprietà con Psa è stato messo in sicurezza con gli investimenti del 2013, con oltre 700milioni di euro rilanciando un prodotto già affermato e leader sul mercato, tanto da confermare la joint venture fino al 2027, con la previsione dell'uscita di un nuovo Ducato nel 2019».
«La combinazione degli accordi firmati dalla Fim-Cisl» commenta Bologna «e investimenti e miglioramenti dell'organizzazione del lavoro sono l'unica strada per dare prospettive all'occupazione e allo stabilimento. L'accordo di settembre 2015 ha costruito le condizioni per la stabilizzazione di 300 lavoratori assunti nel secondo trimestre dell'anno. I dati di produzione evidenziano che le scelte sindacali che abbiamo fatto in questi anni hanno garantito il futuro di un settore fondamentale e trainante del nostro settore industriale in Italia e in Abruzzo».
Bologna ricorda anche che la «ancora fragile ripresa dell'economia italiana è dovuta per quasi la metà al settore automotive che in Abruzzo riguarda oltre il 60% dell'economia e in particolare al successo di prodotti pensati e prodotti in Italia e venduti in tutto il mondo». L'intervento della Fim mira soprattutto a calmare gli animi nello stabilimento alle prese da qualche mese con l'introduzione della metrica Ergo Uas, che, tra i numerosi cambiamenti sull'organizzazione del lavoro, introduce anche la riduzione delle pause passate da 40 a 30 minuti, un provvedimento questo, molto contestato dai sindacati Fiom, Slai Cobas e Usb che hanno programmato una serie di scioperi.
«In un clima di speculazioni finanziarie» conclude Bologna «è importante che chi non ha perso la bussola continui a scoraggiare chi distrugge ricchezza e a valorizzare chi la produce con l'ingegno e la fatica di decine di migliaia di lavorator».

