La Sevel non riapre: chiusura fino al 26

La fabbrica dei furgoni proroga lo stop. I sindacati chiedono misure di sicurezza per gli operai: sì ai tamponi per tutti
ATESSA. Slitta di una settimana la ripartenza della Sevel. La ripresa era prevista per lunedì, ma la direzione aziendale ha comunicato ieri ai rappresentanti sindacali che lo stop produttivo è prolungato fino al 26 aprile. Sevel tuttavia ha anche annunciato di essere pronta, in qualsiasi momento, a ripartire prima. Se il governo Conte dovesse emanare un decreto in cui si dà il placet alle aziende automobilistiche di riprendere le attività, Sevel sarà uno dei primi stabilimenti Fca in Italia a riaprire i cancelli. «Come Fim-Cisl», commenta il sindacato in una nota, «riteniamo che per l’avvio della fase 2 bisogna inserire nuove misure sanitarie, come test sierologici e applicazioni per monitorare eventuali sintomi, altrimenti si correrebbe il rischio di dover chiudere nuovamente, con danni incalcolabili per le famiglie e il sistema economico. Ci sono ancora troppe fabbriche di piccole e medie realtà», prosegue la Fim, «che non hanno adottato nessuna precauzione anti contagio, ecco perché riteniamo indispensabile rendere obbligatori i protocolli di sicurezza in tutti i siti produttivi». La Fim ricorda che l’intesa tra sindacati e Fca a livello nazionale «prevede l’utilizzo di strumenti tecnologici all’avanguardia per rendere il rientro negli stabilimenti il più sicuro possibile per i dipendenti ed è unica nel panorama nazionale».
L’Ugl esprime perplessità sui trasporti e i servizi regionali per i pendolari di Abruzzo e Molise, già molto precari dal punto di vista della sicurezza. «Ci hanno risposto», spiega Antonio D’Alonzo, segretario provinciale Ugl, «che la Regione ha effettuato una importante sanificazione dei mezzi e che sarà possibile raddoppiare le corse per i pendolari, prevedendo il distanziamento, utilizzando i bus per gli studenti che in questo momento non vengono utilizzati».
«Respingiamo le ipotesi di ripresa produttiva», critica invece lo Slai Cobas, «senza specifici sopralluoghi delle autorità pubbliche di sorveglianza sanitaria. Ribadiamo la necessità prioritaria di uno screening sanitario preventivo (tamponi e/o test sierologici) di tutti i lavoratori dell’area sangrina, coordinato dalle Asl, con la collaborazione dei distretti sanitari e medici di base, a carico di Sevel e aziende dell’indotto».

