La Sevel perderà almeno 70mila furgoni

25 Settembre 2021

La mancanza di forniture frena la produzione, il sindacalista Bologna: «La politica faccia la sua parte» 

ATESSA. «Sevel non chiuderà, ma bisogna agire unitariamente sul territorio e fare ognuno la propria parte perché siamo di fronte a sfide importanti». La Fim-Cisl, per voce del segretario di Abruzzo e Molise, Domenico Bologna, fa il punto sulla questione Sevel e rassicura dipendenti e territorio sul pericolo che il colosso dei furgoni commerciali leggeri possa chiudere nel breve periodo. «Innanzitutto bisogna fare una distinzione», esordisce Bologna, «tra il problema mondiale della mancanza di semiconduttori provenienti dall’Asia e il nuovo stabilimento in Polonia: sono due cose diverse. Riguardo la fornitura dei microchip, purtroppo scontiamo decisioni prese anni fa a livello globale». Sevel ha già dovuto prevedere il ritorno da 18 a 15 turni per far fronte a una produzione a singhiozzo che, in queste settimane, ha provocato la perdita di migliaia di furgoni. Attualmente lo stabilimento sta lavorando dopo uno stop di circa un mese. Se da oggi fino alla fine dell’anno Sevel non dovesse fermarsi più si riuscirebbero a produrre 250mila veicoli a fronte dei 320mila programmati. Ma è purtroppo certo che le sospensioni dell’attività produttiva ci saranno ancora, visto che lo stabilimento che realizza microchip in Malesia è praticamente fermo. Riguardo il nuovo stabilimento polacco la concorrenza interna è purtroppo ormai aperta. «Ma», rimarca Bologna, «Sevel è calibrata per produrre 300mila furgoni, lo stabilimento polacco per 100mila. Quello che dobbiamo fare è rendere competitivo in nostro territorio». Su questo, per la Fim, la politica finora ha fallito. «Come sindacato staremo e siamo ai tavoli sindacali e di confronto con l’azienda», dice Bologna, «ma la politica, i sindaci, le istituzioni, i partiti che promettono mari e monti, facciano la loro parte. Ci servono porti, collegamenti ferroviari e tra i due mari, Tirreno e Adriatico, strade sicure e veloci, banda larga, elettricità, defiscalizzazione per le aziende che investono qui: tutte cose di cui dibattiamo da anni, ma che non sono mai arrivate». E una importanza rilevante, nel dramma che vede Sevel perdere 900 posti di lavoro a causa dei ritmi produttivi ridotti (450 trasfertisti torneranno nei loro stabilimenti e 350 lavoratori precari non sono stati confermati) riguarda l’indotto. «Dobbiamo ancora vedere che effetto avrà la riduzione dei turni», spiega Bologna, «ma sappiamo già che sarà pesante visto che l’equazione è un operaio Sevel e due dell’indotto. Temiamo un contraccolpo forte. Politica e istituzioni si occupino di queste piccole imprese che pagheranno il prezzo più alto». (d.d.l.)