La Sevel rallenta la produzione e manda a casa 950 lavoratori

Poche forniture: da lunedì 27 settembre i turni scendono da 18 a 15, un salto all’indietro di due anni Restano fuori 650 trasfertisti provenienti da altre aziende del gruppo Stellantis e 300 interinali
ATESSA. È arrivata secca e brutale come una mannaia la notizia che tutti temevano in Sevel. Da lunedì 27 settembre lo stabilimento rallenterà la produzione passando da 18 a 15 turni con un salto all'indietro di due anni (si era passati da 15 a 17 turni l'8 ottobre del 2019) e centinaia di lavoratori in meno sulle catene di montaggio. La conseguenza della crisi della fornitura di materiale elettrico - i semiconduttori provenienti da Taiwan - è stata anche più drammatica del previsto dal punto di vista dei posti di lavoro: torneranno a casa circa 650 trasfertisti arrivati da stabilimenti del gruppo Stellantis in cassa integrazione (in maggioranza Melfi e Pomigliano, ma anche Cassino e Termoli) e non sarà rinnovato il contratto a 300 lavoratori con contratto di somministrazione da agenzie interinali.
Una voragine che inghiotte posti di lavoro, vite umane, famiglie, prospettive e speranze. È la crisi più pesante in Sevel dal 2008. E il tutto in una congiuntura economica difficilissima, con gli strascichi ancora evidenti della pandemia da Covid-19 e la freschissima fusione in Stellantis che ha cambiato totalmente i rapporti tra azienda e lavoratori, visto che si predilige far lavorare chi ha già un contratto stabile, piuttosto che dare l'opportunità ad altri lavoratori, seppur con contratto a termine.
I sindacati erano già sul piede di guerra proprio per la mancata stabilizzazione di 705 dipendenti a tempo determinato. Ma le difficoltà con la fornitura dei semiconduttori hanno provocato le conseguenze più pesanti ed immediate. «Si aggrava la preoccupazione per il futuro produttivo e occupazionale di Sevel», fanno sapere le rsa Uilm, «sia per la crisi dei microchip nell'immediato, sia per la potenziale concorrenza del nuovo stabilimento polacco». «La crisi di approvvigionamento dei microchip rende oramai inaccettabile l’atteggiamento di inerzia del ministero dello Sviluppo economico, che nonostante le ripetute sollecitazioni non si decide a riconvocare il tavolo di confronto con Stellantis insediato a giugno», dichiarano Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, e , segretario nazionale Uilm e Gianluca Ficco, segretario nazionale Uil responsabile del settore auto, «il passaggio da 18 a 15 turni provoca nell’immediato un problema salariale e in prospettiva può comportare pesanti rischi occupazionali e industriali, giacché la situazione di difficoltà delle forniture dovrebbe durare probabilmente fino a primavera secondo le stesse stime aziendali. L’Italia non può permettersi di arrivare in ritardo rispetto alle alte potenze industriali nel ripristino delle forniture, come purtroppo in troppi casi è avvenuto in passato».
«Dopo decenni in cui lo stabilimento Sevel era in continua crescita, creando nuova occupazione e dando futuro di prospettiva a tutta la regione», rimarca Domenico Bologna, segretario Fim Abruzzo e Molise, «assistiamo a un abbassamento dei turni e al taglio di centinaia di posti di lavoro. Questa situazione desta molta preoccupazione sia per la tenuta del sistema, sia per le ripercussioni che tale scelta potrebbe portare alle aziende che producono per Sevel. I governi regionale e nazionale oggi più che mai sono chiamati a trovare soluzioni condivise con aziende e parti sociali al fine di continuare a garantire i livelli occupazionali nella nostra regione».
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