La sorella: addio Alessio, destino ingiusto

La lettera di Stefania Carulli: «Mio fratello competente e scrupoloso, è stata una fatalità». Ieri il sopralluogo del pm
CHIETI. Una lettera per dire addio al fratello, travolto e ucciso da una piena improvvisa nella grotta la Risorgenza di Roccamorice. Stefania Carulli, la sorella di Alessio, il geologo 42enne di Arielli vittima della tragedia di sabato scorso, mette nero su bianco il suo dolore. «Era unico», scrive, «per la sua correttezza, per la sua integrità morale, per la sua purezza d’animo. Proclamato dottore in geologia con 110 e lode, accompagnava il suo lavoro con la passione per la speleologia, che praticava con cognizione di causa».
«UNA FATALITÀ» Alessio era un esperto del settore. «La grotta era conosciuta e caratterizzata», prosegue Stefania, «è stata una fatalità non prevedibile neanche da lui che analizzava tutto con competenza e intelligenza. È stato strappato alla vita da un disegno del destino, in un momento in cui stavano venendo a galla i frutti di tanti anni di studio e di sacrifici, in cui aveva anche trovato serenità e completezza nella sua vita affettiva. Una chiamata dall’alto che da qui sembra così inspiegabile e ingiusta, ma che proprio per questo si può spiegare solo così. Un angelo dagli occhi azzurri come il cielo che continuerà ad accompagnare la nostra vita e a darci forza per affrontare tutto questo».
IL RICORDO Il parlamentare Camillo D’Alessandro era vicino di casa di Carulli. «Alessio», lo ricorda, «era il figlio, il fratello, l’amico che si spera di avere nella vita. Un dono. Un bravo ragazzo, serio, responsabile, scrupoloso, studioso, stimato professionista che si stava affermando come geologo. Un giovane attaccato alla sua famiglia, appassionato e pieno di interessi. Era una persona sempre disponibile, pronta a dare una mano. La nostra comunità perde uno dei suoi figli migliori».
LE INDAGINI Ieri mattina il pubblico ministero Fabiana Rapino, che coordina l’inchiesta, ha eseguito un sopralluogo nella zona della grotta insieme ai carabinieri e ai vigili del fuoco che sabato si sono occupati dell’intervento di soccorso. Per i militari dell’Arma c’erano il comandante della compagnia di Popoli, capitano Giovanni Savini, e il comandante della stazione di San Valentino, luogotenente Tiziano Giardini. La Procura punta a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto dentro la grotta, prima, durante e dopo la piena che ha sorpreso gli speleologi, fotografando la situazione che hanno vissuto intorno alle 16. Il corpo del geologo è stato individuato nel cuore della notte proprio dai vigili del fuoco, che hanno fatto intervenire a Roccamorice il personale speleo esperto appartenente al Corpo. Nel momento in cui è stato trovato Carulli, sono stati fatti sempre dai vigili tutti i rilievi fotografici e video, dopodiché si è proceduto al recupero e all’estrazione dalla grotta (nel momento in cui il direttore tecnico del soccorso ha chiesto e ottenuto il via libera dal magistrato). I vigili ricostruiranno tutto in una relazione che, nei prossimi giorni, sarà consegnata in procura. Oltre al personale del comando provinciale con due squadre, i vigili del fuoco di Pescara hanno fatto arrivare a Roccamorice, per l’emergenza di sabato, rinforzi da Popoli e Alanno, i sommozzatori di Teramo, i droni dal Lazio e dalla Campania, il personale speleo-alpino-fluviale di Roma e l’elicottero, tutti coordinati dal funzionario Paolo D’Angelo, e hanno lavorato in collaborazione con il Soccorso alpino e speleologico, confluito in Abruzzo da varie zone d’Italia.

