La super villa torna ai rom Ha persino i rubinetti d’oro

Tutto da rifare per il sequestro dello stabile di via Bontempi ceduto al Comune di Vasto I giudici rimandano il fascicolo alla Corte d’appello. L’immobile era già stato intestato ai figli
VASTO. È tutto da rifare, per quanto riguarda la villa di lusso (valore 1.200.000) di via Bontempi, confiscata nel 2011 ai coniugi Bevilacqua. La Cassazione, infatti, ha rimandato il fascicolo alla Corte d’Appello dell’Aquila, accogliendo la contestazione del difetto di legittimazione. La vicenda sarà discussa all’Aquila il prossimo 3 febbraio. I ricorrenti, quattro ragazzi da poco divenuti maggiorenni, sono soggetti estranei al procedimento penale che fu a carico di Carmine Bevilacqua e Lucia Sauchella, e si concluse con la condanna di Bevilacqua e l’assoluzione della moglie. I quattro giovani, come risulta da atto notarile datato 9 marzo 2005, sono i legittimi proprietari del terreno e del fabbricato donato loro dai nonni materni. I ragazzi già un anno fa avevano promosso incidente di esecuzione dinanzi alla Corte di Appello, chiedendo la revoca o l’annullamento della confisca per difetto di legittimazione passiva, con la conseguente restituzione del bene. La Corte, al termine dell’udienza del 26 settembre 2016, aveva però rigettato l’istanza confermando la confisca. «Il provvedimento della Corte d’Appello è stato impugnato e arricchito di nuove prove. Documenti importantissimi», dicono gli avvocati Giovanni Cerella e Fiorenzo Cieri, che difendono i ricorrenti. «La Cassazione ha accolto il ricorso rimettendo nuovamente il caso nelle mani della Corte d’Appello per la trattazione». La Procura avrebbe potuto contestare la donazione entro cinque anni, ma non lo ha fatto. Ora i figli di Bevilacqua rivogliono ciò che ritengono appartenga loro. L’epilogo è tutt’altro che scontato. La vicenda, ricca di colpi di scena, ha preso il via nel 2010, contestualmente a un sequestro di droga nel quale rimasero coinvolti i coniugi Bevilacqua. A luglio del 2011 il procuratore capo della Repubblica di Vasto, Francesco Prete, dispose la confisca della lussuosa dimora, del valore di circa un milione e 200mila euro, con tanto di rubinetteria placcata in oro, secondo alcune voci. La difesa degli indagati si oppose. In appello la confisca fu confermata e così pure in Cassazione. Il 24 novembre 2012 il Comitato per la destinazione dei beni provento di attività illecite di Chieti, ordinò la consegna dell’immobile al Comune di Vasto. L’allora sindaco Luciano Lapenna, nel corso di una conferenza stampa, annunciò l’intenzione di voler trasformare la villa in una casa famiglia. Gli avvocati della Sauchella, dopo l’assoluzione, presentarono un ricorso che venne rigettato. La difesa ha aspettato che due dei figli dei Bevilacqua raggiungessero la maggiore età e ha presentato una nuova istanza. «I ragazzi reclamano quello che hanno ereditato dal nonno materno. Non ci sono motivi per togliere ai quattro giovani un bene ereditato dai nonni», insistono i difensori. Il Comune fino a oggi non ha ancora trasformato l’immobile in casa famiglia. Fra dieci giorni è previsto l’epilogo della lunga vicenda giudiziaria. Probabilmente, subito dopo partiranno i lavori.
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