La tassa di soggiorno rinviata al 2019

Passa l’emendamento di Rispoli, De Lio e Costantini che chiede lo slittamento. Di Primio s’infuria e fa cadere la seduta
CHIETI. La tassa di soggiorno slitta al 2019 e il sindaco Umberto Di Primio s’infuria con la sua maggioranza. Consiglio comunale agitato quello di ieri sulla nuova imposta che dovrebbe portare nelle casse malmesse del Comune circa 40mila euro. Soldi che servono subito e perciò il sindaco decide di buttare all’aria ore di lavoro consiliari ordinando ai suoi di far cadere il numero legale: tutto da rifare per la delibera che verrà ripresentata in un prossimo consiglio comunale, senza gli emendamenti approvati nella seduta di ieri. Compreso quello presentato proprio da un pezzo di maggioranza, o forse a questo punto si potrebbe dire di ex maggioranza, che ha chiesto e ottenuto l’applicazione della tassa a partire dal 2019. A presentare l’emendamento sono stati i consiglieri Stefano Rispoli (Gruppo misto), Mario De Lio (capogruppo Udc) e Diego Costantini (capogruppo Lega). L’emendamento è passato con il sostegno della minoranza, con l’astensione di Emiliano Vitale (Forza Italia) e l’assenza di qualche consigliere di maggioranza. Il sindaco non la prende bene. E parla addirittura di «ricatti», pur senza specificare in che modo sarebbe stato ricattato. «Nessuno può ricattarmi sopratutto quando in ballo ci sono i progetti per il bene della città», dice. «La tassa di soggiorno, che dobbiamo immediatamente istituire», prosegue, «è necessaria alla realizzazione di manifestazioni e iniziative di promozione turistica per la città. I giochetti di una parte della maggioranza, se ancora la posso definire tale, spalleggiata dall’opposizione, stavano per provocare un grave danno al bilancio comunale e, soprattutto, alle manifestazioni e agli eventi cittadini facendo venire meno la previsione oggi in bilancio. Non potendo accettare una situazione del genere, e potendo contare su consiglieri comunali che, per motivi personali, non erano in aula, ho chiesto alla maggioranza di abbandonare l’aula così da far venir meno il numero legale e neutralizzare il tentativo delle opposizioni con i soliti noti della maggioranza. Riporteremo in aula la delibera in modo che la tassa di soggiorno possa essere applicata a partire dal prossimo 1 agosto».
Se la maggioranza scricchiola, la minoranza invece esulta. «La realtà è che la gestione Di Primio è fallimentare», dice Luigi Febo (Pd), «lo dimostra anche l’altra delibera approvata sull’Ops. Doveva essere approvata a dicembre del 2017 per affidare il servizio di controllo degli impianti termici all’Ops. Ciò significa che per sei mesi i cittadini sono rimasti sprovvisti di questo servizio». «La vicenda della tassa di soggiorno», dice Ottavio Argenio dei 5 Stelle, «conferma quello che abbiamo sempre sostenuto: l’hanno voluta solo per far quadrare il bilancio». «Visto che si deve ripartire da capo con questa delibera», aggiunge Bruno Di Paolo di Giustizia Sociale, «chiedo di addebitare i costi di commissioni e consiglio al sindaco Di Primio».

