La truffa delle false assunzioni In nove finiscono sotto accusa

6 Ottobre 2021

Un commercialista di Lanciano e i finti dipendenti davanti al giudice per 35mila euro sottratti all’Inps Documenti e licenziamenti fittizi per le indennità di disoccupazione, via all’udienza preliminare

LANCIANO. Prima avrebbero fatto delle false assunzioni, poi sarebbero arrivati i licenziamenti e, infine, avrebbero ottenuto i soldi derivanti dalle indennità di disoccupazione. Un commercialista di Lanciano, Antonio Rapino, 47 anni, e otto “finti” dipendenti sono finiti davanti al giudice per le udienze preliminari, Giovanni Nappi, con l’accusa di truffa aggravata in concorso ai danni dell’Inps. In base alle indagini della guardia di finanza, in totale il commercialista e i falsi dipendenti avrebbero sottratto alle casse dell’Inps circa 35mila euro tra il 2015 e il 2018.
Diverse le posizioni degli imputati e diverse le decisioni assunte dal giudice: per Antonio Rapino, rappresentato dall’avvocato Domenico Frattura, che secondo l’accusa svolgeva il ruolo cardine essendo titolare dello studio commerciale dove sarebbero state fatte le assunzioni e poi i licenziamenti, il giudice ha accolto la richiesta del legale di effettuare una perizia psichiatrica affidata al dottor Danilo Montinaro che giurerà il 13 dicembre 2021. Sono state rinviate a giudizio, al 3 maggio 2022 le romene Maria Daniliuc, 37enne di Paglieta, e Beatris Elena Feraru, 36 anni di Fossacesia difesa dall’avvocato Tullio Zampacorta. Ammessi al patteggiamento Renato Vergilii, 52 anni di Castel Frentano, e Ghabriela Di Crecchio, 30 anni di Atessa, mentre al rito abbreviato Gino De Rosa, 60 anni di Lanciano. Sono invece irreperibili le romene Chelaru Irina Maria Lupu, 38 anni, Marinica Alexandru, 34 anni, e Lenuta Miscodan, 28 anni.
In base all’accusa, Rapino avrebbe creato documenti falsi per le assunzioni degli imputati come impiegati amministrativi nel suo studio. Dopo alcuni mesi arrivava il licenziamento per giusta causa e quindi veniva attivata la Naspi, l’indennità di disoccupazione, che paga l’Inps. E gli importi ricevuti erano diversi: per Vergilii in due anni, la Naspi è arrivata a 12.361 euro, la cifra massima incassata; per Marinica a 7.749 euro; 1.157 euro la cifra incassata da Feraru. È stata l’Inps stessa, insospettita dalle molteplici assunzioni per brevi periodi e nello stesso studio commerciale, a fare la segnalazione in Procura, che poi, tramite il sostituto procuratore Serena Rossi, ha aperto l’inchiesta affidata alla finanza. Ora l’udienza preliminare e le varie decisioni assunte dal giudice per i procedimenti in cui gli avvocati cercheranno di smontare o ridimensionare le accuse. (t.d.r.)
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