La variante Delta avanza in terapia intensiva

11 Febbraio 2022

Ecco i risultati dello studio dei medici del Santissima Annunziata in collaborazione con l’università

CHIETI. Un gruppo di lavoro che ha visto impegnati anche medici del Santissima Annunziata, in collaborazione con l’università d’Annunzio, ha prodotto uno studio, già pubblicato sulle riviste nazionali di settore, sulla presenza dei vari ceppi del virus nei reparti ospedalieri. «Lo studio», dice il direttore della Clinica medica e referente della medicina Covid della Asl, Francesco Cipollone, «ha attestato che, se Omicron è prevalente in maniera quasi totale tra i pazienti ricoverati in area medica non intensiva, tra quelli ricoverati in terapia intensiva, invece, avanza la Delta. Nei reparti di Rianimazione resta la prevalenza della variante Omicron ma non è più così schiacciante: la presenza della variante Delta in terapia intensiva è infatti al 33%, mentre negli altri reparti è al 10%».
Lo studio ha attestato, dunque, che sebbene Omicron sia diventata ormai prevalente nella circolazione anche a livello locale, la variante Delta, che ha preceduto l’arrivo di Omicron, non solo non è scomparsa, ma rimane ancora molto pericolosa.
Per Cipollone «l’unica difesa è il vaccino. È importante vaccinarsi a ciclo completo, come spiegano bene gli studi israeliani in materia. Anche Omicron, che si dice sia meno pericolosa delle altri varianti, può avere ricadute severissime su soggetti fragili non vaccinati. Se però il soggetto è vaccinato con il ciclo completo, generalmente Omicron si manifesta con interessamento prevalente delle prime vie respiratorie, naso e gola, ed è sicuramente molto meno grave». (a.i.)
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