Lacrime e tanti palloncini per l’addio a Francesco

Ortona. Folla al funerale del bambino di 4 anni morto al policlinico Gemelli Il parroco don Jean: «Con Gesù vicino sarai intercessore di tanti piccoli come te»
ORTONA . Palloncini colorati accompagnano l’ultimo saluto a Francesco Dilonardo, il bambino di appena 4 anni che un brutto male ha strappato all’affetto dei suoi cari. Volano in cielo all’uscita della bara bianca dalla chiesa di San Gabriele dell’Addolorata, nel quartiere di Fonte Grande, dove la comunità ortonese si è ritrovata ieri mattina per partecipare in massa ai funerali. Le parole sono poche, la commozione tanta così come gli abbracci che la gente riserva a Sara Capitanio, la mamma del piccolo Francesco. Per lei, il papà Morgan, la sorella Carola, i nonni e più in generale per l’intera città sono giorni difficili.
Alle esequie sono presenti le maestre della scuola dell’infanzia che Francesco frequentava, i suoi amichetti con i genitori e tanta gente comune, a partire dal sindaco Leo Castiglione. Il dolore è enorme e quasi nessuno riesce a trattenere le lacrime davanti al feretro su cui poggiano rose bianche. Alle 10 in punto il parroco, Jean Bosco Kasereka Musavuli, dà inizio alla cerimonia funebre per quel bimbo che aveva incontrato la prima volta nel giorno del suo battesimo. «Non abbiamo nessun dubbio, tu sei vicino al Padre, per questo carissimo Francesco tu sarai l’intercessore di tanti bambini», dice durante l’omelia. Nel corso della stessa, il sacerdote rivolge ai fedeli l’invito arrivatogli direttamente dai familiari del compianto di pregare per altri bambini con cui Francesco aveva stretto amicizia a Roma, dove si era sottoposto alle cure presso il policlinico Gemelli.
«Negli ultimi tre mesi Francesco ha scoperto una malattia aggressiva», racconta don Jean Bosco, «ma in quel calvario ha saputo conquistare gente dovunque si trovava, ha saputo tessere amicizie». Nessuno è rimasto indifferente di fronte a questo dramma che ha colpito un bimbo il cui sorriso rappresentava l’emblema della voglia di vivere. Nessuno sa darsi risposta a quel quesito che tutti si pongono: perché debbono verificarsi simili tragedie? «Ci sono delle domande troppo sproporzionate», dice il parroco, «cerchiamo di eliminare colpe e colpevoli», aggiunge invitando i presenti a trovare la forza nella fede. «La sofferenza è maestra di vita e questa sofferenza ha generato solidarietà».
Al termine della cerimonia due ali di folla all’esterno della chiesa si aprono per lasciar passare la bara seguita dai familiari. Tengono stretto in mano un palloncino colorato che dopo qualche minuto lasciano volare. E con le lacrime agli occhi ed applausi scroscianti, salutano per sempre il piccolo angelo salito in cielo.
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