Lanciano si riprende il Mastrogiurato

Torna dopo un anno di stop la storica manifestazione dedicata a Marfisi, Marsilio: «Evento tra i più importanti d’Abruzzo»
LANCIANO. Un’atmosfera più intima all’interno del chiostro delle Torri Montanare, un corteo ridotto, ma il battere dei tamburi, il suono delle chiarine, il volteggiare delle bandiere, le dame in abiti di velluto e lunghi strascichi, l’investitura e gli spettacoli ci sono stati tutti. Quest’anno il Covid non ha fermato la 39ª edizione della rievocazione storica dell’investitura del Mastrogiurato, ma ha posto dei limiti: per la prima volta tutto si è svolto all’interno delle Torri Montanare e non in piazza Plebiscito, il corteo è stato statico e privo di delegazioni estere, ma la rievocazione si è svolta ed è stata fatta il nome dell’indimenticato presidente Danilo Marfisi, scomparso a marzo. Un tonfo al cuore sentire la voce registrata di Marfisi pronunciare l’affidamento della città «da custodire e tutelare durante il periodo delle fiere» al Mastrogiurato. E l’applauso scrosciante del pubblico lo ha sottolineato. Prima del giuramento, ad aprire il mini corteo, il volteggiare delle bandiere e il battere dei tamburi del gruppo “Sbandieratori e musici di Lanciano”. Poi l’ingresso dei quartieri storici – Lancianovecchia, Borgo, Civitanova e Sacca – con le dame scelte lo scorso anno e con Gabriele Tinari, voce narrante della manifestazione, a descriverne la storia. Tinari che ha ricordato che il Mastrogiurato è una figura istituita nel 1304 da Carlo D’Angiò in molte città del Regno di Napoli, e che a Lanciano amministrava le fiere di maggio e settembre, sorvegliava i mercati e gli approvvigionamenti, amministrava la giustizia civile e penale, assicurava la “pace di fiera” ai mercanti di ogni nazione e religione, girava armato, chiudeva le porte della città. Poi lo spettacolo dei tamburi del gruppo “In nomine Anxa” e l’ingresso del Mastrogiurato. La vestizione, fatta dal presidente facente funzioni Mario La Farciola del pluridecorato 71enne colonnello Goffredo Mancinelli: mantello di velluto rosso bordato di pelliccia, medaglione, cappello. Poi la consegna dello spadino e delle chiavi della città e il giuramento pronunciato in latino da Mancinelli, che è un inno all’accoglienza: «Giuriamo che amministreremo la fiera di Lanciano e garantiremo la libertà di commercio con ferma autorità, con giuste sentenze ed ottimo discernimento. Faremo in modo che l’emporio dei Frentani, secondo il costume degli antenati, accolga benignamente e generosamente le genti di ogni paese». A chiudere, il gruppo Evento Danza di Serena Genovesi. Presenti anche il sindaco Mario Pupillo e il presidente della Regione Marco Marsilio, che ha ricordato Marfisi come «una persona appassionata, che amava questa rievocazione, tra le più importanti d’Abruzzo».
«Danilo ci ha aiutato da lassù», chiude La Farciola, «e noi ci abbiamo messo l'anima per fare questa edizione; non era facile con le restrizioni Covid, ma ci siamo riusciti». Ora bisogna pensare già al prossimo anno, al 40ennale con l’auspicio di tornare in piazza, al corteo di 700 figuranti e alla città invasa da migliaia di persone.

