Lavori mai fatti, quattro indagati

6 Luglio 2018

Inchiesta per frode sull’ex gestione della piscina: sotto accusa c’è anche Puddu

CHIETI. Lavori promessi alla piscina comunale ma mai fatti. È questo il reato contestato a 4 indagati in un’indagine che scava nella passata gestione dello Stadio del Nuoto: sotto accusa, per inadempimento e frode nelle pubbliche forniture, ci sono Gianfranco Puddu, 56 anni di Chieti, presidente della Teate Splashing che ha gestito la piscina fino al 2015, Corrado Chiucchi, 57 anni di Roma, Pietro Iacovella, 63 anni di Guardiagrele, e Marco Di Renzo, 61 anni di Sulmona. L’ipotesi degli inquirenti è che non sia stato rispettato quanto offerto in sede di gara d’appalto: lavori minori o diversi rispetto allo stabilito.
L’indagine aperta, con il Comune parte offesa, però, potrebbe finire su un binario morto: la procura ha chiesto l’archiviazione ma il gip Luca De Ninis ha bocciato la richiesta fissando al prossimo 27 settembre l’udienza per la discussione della parti.
L’indagine ruota sul passato della piscina e cioè sulla gestione Teate Splashing revocata dal Comune, tre anni fa, per «assoluto inadempimento contrattuale» a causa del «mancato pagamento» dei canoni di affitto da 65 mila euro all’anno. L’ex gestione ha lasciato un buco da decine di migliaia di euro ed è una sentenza della Corte dei Conti, che ha condannato un dirigente comunale a risarcire l’amministrazione di 15mila euro per i controlli troppo blandi, a fornire le cifre: «L’associazione sportiva affidataria della gestione dello Stadio del Nuoto», recita il documento, «non solo ha omesso, fin dall’inizio del rapporto, di pagare i dovuti canoni periodici in favore del Comune nonché le bollette idriche, ma si è resa anche inadempiente rispetto agli obblighi, contrattualmente assunti, di eseguire opere di adeguamento accessorie obbligatorie per l’importo di 434.600 euro e interventi di miglioria alla struttura per un importo di 1.026.953 euro».
Fatte queste premesse, l’indagine non sorprende il sindaco Umberto Di Primio: «Aspettiamo l’esito della fase istruttoria», dice, «nel caso in cui ci fossero eventuali rinvii a giudizio valuteremo se costituirci parte civile». (p.l.)