Lavoro, manca la manodopera «Colpa delle retribuzioni basse»

26 Ottobre 2022

La Rana (AssoVasto): le piccole e medie imprese fanno difficoltà a trovare personale specializzato Manzi (Uil): c’è troppa occupazione precaria. Di Cola (Cgil): fenomeno da capire, va studiato a fondo

VASTO. Dopo aver sostenuto e superato un colloquio in un'azienda della Val di Sangro, due giovani vastesi non si sono presentati in fabbrica al primo giorno di lavoro. Hanno rinunciato al posto. È accaduto solo qualche giorno fa, ma non è la prima volta che succede. L'estate scorsa, a lamentarsi per la mancanza di persone disposte a lavorare, sono stati bar, ristoranti, gelaterie e attività turistiche. Adesso è la volta degli imprenditori agricoli e dei titolari delle aziende del territorio. Mancano braccianti e operai specializzati. Manca manodopera italiana e anche la manodopera straniera comincia a scarseggiare. Trovare personale per la vendemmia è stato faticoso per cooperative e cantine.
«Anche le medie e piccole imprese non trovano personale», conferma il direttore di AssoVasto, Giuseppe La Rana. Non si trovano persone per raccogliere l'uva, scarseggiano potatori esperti per gli olivi e gli altri alberi da frutto. Nelle serre non si trova personale per la raccolta degli ortaggi. Nelle fabbriche sempre più spesso c'è chi va via dopo poche settimane di lavoro. La questione comincia a preoccupare e non poco gli imprenditori.
Ma quali sono i motivi di questa cronica mancanza di lavoratori? C'entra il reddito di cittadinanza? Il settore primario ha una serie di peculiarità che lo rendono poco attrattivo tra i lavoratori di nazionalità italiana? «Da un lato alcuni lavori sono ritenuti troppo pesanti sul piano fisico. Dall'altro manca una preparazione specifica», spiega La Rana. «Non a caso i Salesiani stanno facendo il possibile per riaprire a Vasto già dal prossimo anno scolastico l'istituto professionale. Forse con una preparazione specifica il lavoro diventa meno pesante», dice il dirigente di AssoVasto.
Per i datori di lavoro è diventata un’impresa trovare persone disposte a lavorare tutto il giorno, rinunciando al sabato e alla domenica. «La causa principale», è l'opinione di Nicola Manzi, segretario della Uilm Chieti-Pescara, «della rinuncia da parte dei giovani ad accettare un lavoro precario è la retribuzione troppo bassa e in molti casi al di sotto dei minimi contrattuali. L'altra ragione è rappresentata dal reddito di cittadinanza al quale un giovane non rinuncia per guadagnare qualche centinaio di euro in più. Assicurare una giusta retribuzione e una stabilità occupazionale potrebbe attenuare il fenomeno», afferma Manzi. Non è d’accordo Emilio Di Cola, segretario Filtcem Cgil . «Non credo che la colpa sia del reddito di cittadinanza», dice Di Cola, «anzi, lo escludo nella maniera più categorica. Il fenomeno esiste ed è inutile negarlo. Poche ore fa ho appreso da un'azienda della rinuncia al lavoro di due persone che avevano superato il colloquio. Ma al momento ogni ipotesi è azzardata. La questione andrebbe studiata a fondo», afferma Di Cola, «credo che il movimento sindacale dovrebbe approfondire il problema che diventa sempre più preoccupante e indagare per scoprire cosa accade e perché un numero crescente di persone rinuncia al lavoro».
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