Le case popolari cadono a pezzi La Asl: «Alloggi troppo piccoli»

Anche il Servizio igiene pubblica certifica l’assenza dei requisiti minimi per l’abitabilità dei locali Gli inquilini: «Ci siamo rivolti più volte al Comune, ma le nostre richieste sono state ignorate»
CHIETI. Vivono da più di due anni in una casa-parcheggio del Comune, 32 metri quadrati invasi da umidità, infiltrazioni e muffa. Tutti e due 28enni, teatina lei, di origine albanese lui, con la prima figlia piccola e un altro figlio in arrivo, non riescono a trovare ascolto in Comune. «Siamo come topi in trappola», dice il giovane capofamiglia Elsajd Gjojdeshi, «mia moglie è al quinto mese di gravidanza e io sono stato ricoverato più volte in ospedale per problemi di salute. Ma all’Ufficio casa nessuno ci dà ascolto». La casa popolare è in via Albanese. Si tratta della stessa palazzina divenuta nota per l’omicidio del 40enne Francesco Ciammaichella.
Lo stabile accoglie alloggi da assegnare in situazione di emergenza e tutti si trovano in pessime condizioni. La norma prevede che gli inquilini ci restino per un massimo di due anni, tempo necessario per trovare una casa popolare più confortevole.
Per questo motivo, con un termine poco ortodosso, le chiamano case-parcheggio. Ma per Elsajd e sua moglie il tempo di due anni è trascorso e non si vedono soluzioni. «Mi entra l’acqua dentro casa», dice il 28enne, «per me, ma soprattutto per mia moglie, non è sano vivere in queste condizioni. E ho molta paura per l’impianto elettrico: la luce è saltata parecchie volte ma temo per incidenti molto più gravi. Non abbiamo reddito, abbiamo fatto tutto l’iter che l’Ufficio casa ci ha chiesto di fare, ma la nuova graduatoria non esce. Sono mesi che la stiamo aspettiamo». Elsajd Gjojdeshi ha anche un certificato in cui la Asl dice che l’alloggio è troppo piccolo per la sua famiglia.
«Il Siesp (Servizio igiene epidemiologia e sanità pubblica) del Dipartimento prevenzione della Asl», spiega il consulente legale della famiglia Cristian Lanuti, «ha certificato che l’alloggio non presenta i requisiti minimi previsti. Per ogni abitante deve essere assicurata una superficie non inferiore a 14 metri quadrati e qui è evidente che lo spazio sufficiente non c’è. E poi entra l’acqua, salta la luce, arriva l’operaio del Comune, dice che ha risolto ma che non si possono inserire le spine nelle prese. Nonostante questo all’Ufficio casa dicono che è tutto a posto. E ancora di peggio mi è stato detto dagli uffici Asl. Alla fine, comunque, riesco a ottenere un nuovo sopralluogo, al termine del quale, in maniera informale, mi è stato detto che lì la famiglia non può stare. Fino a quando, però, non arriva la perizia ufficiale non può cambiare nulla. Ho chiesto che fosse anticipato almeno l’esito della perizia. Ma ancora niente. Noi chiediamo soltanto il rispetto delle regole. Questa famiglia non può stare in quell’alloggio, è evidente e anche certificato, ma nessuno si muove».
La denuncia anima anche la polemica politica. In particolare da parte del capogruppo di Forza Chieti Maurizio Costa, che da tempo incalza la nuova amministrazione comunale sulla gestione delle case popolari: «L’ufficio è fermo, la graduatoria non esce», dice Costa, «con il nuovo regolamento, che anche io ho votato, era stato annunciato maggiore rapidità. Ma si è trattato solo di annunci. E la cosa ancora più grave è che le case vuote da assegnare ci sono».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

