Le chiavi di casa del fotografo trovate accanto alle ossa umane

19 Agosto 2020

Dall’esame del Dna si attende la conferma che si tratti dei resti di Valerio D’Ettorre: oggi via alle analisi Anche i vestiti e gli scarponcini, recuperati in quota, coincidono con quelli indossati dallo scomparso 

CHIETI. Le chiavi di casa del fotografo Valerio D’Ettorre, sparito a 59 anni nell’ottobre del 2015, sono state trovate accanto alle ossa scoperte sulla Maiella lunedì mattina. E ora il giallo è vicino a una soluzione, perché una serie di indizi significativi fanno ritenere che i resti umani rinvenuti da un escursionista nei pressi del bivacco Fusco – a 2.450 metri d’altezza – appartengano a D’Ettorre, che venne visto per l’ultima volta proprio in quella zona. La certezza assoluta, però, potrà arrivare solo dall’esame del Dna: oggi, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, inizieranno gli accertamenti affidati al professor Cristian D’Ovidio.
Ieri mattina, le ossa sono state recuperate e trasportate all’Istituto di medicina legale dell’università d’Annunzio dai carabinieri della compagnia di Chieti, agli ordini del maggiore Massimo Capobianco. I militari dell’Arma, dopo un tentativo andato a vuoto il giorno precedente a causa delle condizioni meteo avverse, hanno raggiunto l’area del rifugio in elicottero. Il sopralluogo è durato quattro ore: le ossa sono state recuperate a circa 300 metri di distanza dal Fusco, vicino a un arbusto, in una zona non facile da raggiungere. Oltre al mazzo di chiavi, sono stati scoperti anche alcuni indumenti che coincidono con quelli indossati da Valerio al momento della scomparsa. Nel dettaglio, si tratta di un k-way azzurro, una maglia blu e un paio di scarponcini marroni. A descrivere i vestiti del fotografo, nei giorni successivi alla scomparsa, fu l’escursionista che incontrò per ultimo D’Ettorre all’interno del Fusco. I due, che non si conoscevano, passarono la notte insieme nel rifugio. Alcuni giorni dopo, leggendo su internet la notizia della sparizione di D’Ettorre, l’escursionista decise di contattare la polizia e venne ascoltato dalla seconda sezione della squadra mobile.
Ieri, vicino ai resti umani, è stato trovato anche un paio di pantaloncini. Il testimone riferì che Valerio portava pure dei jeans, un cappello di lana e guanti da montagna. Ma, al tempo stesso, precisò che D’Ettorre gli confidò di indossare altri indumenti per difendersi dal freddo. Ecco perché non è da escludere che anche i pantaloncini possano appartenere al fotografo.
Ma le indagini non si fermano. Stamattina D’Ovidio, docente di Medicina legale della d’Annunzio, comincerà gli studi radiografici e di genetica forense sui resti ossei. L’obiettivo è identificare con certezza l’epoca del decesso, l’età e il sesso. Il primo passo sarà quello di ricomposizione dello scheletro. Poi, verrà estratto il Dna dalle ossa. Anche se effettuare una comparazione con il profilo genetico di D’Ettorre non sarà facile, considerando che il fotografo non aveva figli e i genitori sono morti, così come il fratello. L’ultimo passo sarà provare a individuare le cause del decesso. La procura archiviò il caso come allontanamento volontario. Se arrivasse la conferma scientifica che i resti sono di Valerio, si aprirebbe un altro quesito: è morto per un incidente, un malore o un gesto volontario? Un mistero che rischia di rimanere tale per sempre.
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