Le chiede di sposarlo sotto le farchie Il paese si infiamma

Fara Filiorum Petri invaso dai turisti per la festa più attesa Visitatori anche da Toscana e Puglia tra brindisi e musica
FARA FILIORUM PETRI. Alla fine c’è scappata anche la promessa di matrimonio. Anzi ce ne sono scappate due: una a Fara centro e l’altra nella contrada Giardino. Niente di cui meravigliarsi, le farchie a Fara Filiorum Petri sono anche questo: una promessa di amore eterno oltre che il riscoprire sentimenti di amicizia e fratellanza verso i propri compaesani.
Una bella giornata di sole e una notte stellata hanno accompagnato la festa in onore di Sant’Antonio che si è svolta ieri a Fara con l’accensione delle farchie, lunghi fasci di canne legate tra loro che ogni contrada ha preparato e portato nello spiazzo davanti al cimitero, dove all’imbrunire sono stati incendiati. Uno spettacolo di grandissimo fascino che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni e nel miracolo che Sant’Antonio si narra fece per salvare Fara dai Francesi. Una festa che è stampata nel dna di tutti i faresi e che tutti aspettano con ansia. Non è un caso dunque che al centro del paese, nel primo pomeriggio di ieri, prima che uscisse la farchia, Massimiliano d’Urbano si sia inginocchiato davanti alla sua Giada Capetola e l’abbia chiesta in moglie. Stessa scena qualche ora prima in contrada Giardino con Fabrizio Sartini e Cristina Stenta. In entrambi i casi è arrivato il sospirato sì. Ma non sono mancati momenti per ricordare chi non c’era più. Come il direttore della banda Rinaldo Di Nobile, morto qualche mese fa all’età di 93 anni. La sua contrada gli ha dedicato una poesia e l’esecuzione di un brano musicale, il primo che i musicisti avevano imparato da lui.
La prima ad essere accesa è stata la farchia di Fara centro, portata a spalla dal centro del paese fino allo spiazzale, lungo un percorso fatto di salite e discese. Circa 2mila canne legate insieme, per un peso che va dai 10 ai 12 quintali: certamente un compito non facile. Come molto delicato è il momento dell’alzata per ognuna delle 16 farchie: i farchiaioli si concentrano e poi, agli ordini urlati a squarciagola dal capofarchia, concentrano gli sforzi per alzare il fascio di canne che va dai 7 ai 9 metri di lunghezza. È il momento più duro: alla fine scoppia fragoroso l’applauso e per i farchiaioli inizia un lungo iter di ringraziamenti, abbracci, pacche sulle spalle e congratulazioni per l’opera conclusa.
Anche quest’anno Fara ha ospitato una delegazione del centro foggiano di San Marco in Lamis. Una novità è stata invece la delegazione arrivata da Pitigliano, in provincia di Grosseto. Entrambi i comuni hanno riti del fuoco molto vicini a quello di Fara. Con i faresi e i tanti ospiti, la festa è poi continuata nelle contrade per tutta la notte.

