Le contrade avranno la farmacia: apertura programmata in autunno

22 Giugno 2024

I vincitori del bando: «Mai pensato di abbandonare questa zona, ma il Comune faccia la sua parte» La nuova attività servirà Madonna del Carmine, Nasuti, Sant’Amato, Torre Marino e Costa di Chieti

LANCIANO. «La farmacia aprirà e vuole essere un punto di riferimento per l’intera zona, un vero e proprio presidio sanitario con servizi come Ecg, holter pressorio, test vari, tamponi ed è nostra intenzione provvedere anche a far attivare il servizio Cup: non abbiamo mai voluto snobbare le contrade, anzi». Parola dei farmacisti Dominga Mancini e Antonio Pelliccia, assegnatari del bando istituito dal Comune nel 2012 e titolari della farmacia numero 11 della città che aprirà nel territorio di Madonna del Carmine, Nasuti, Sant’Amato, Torre Marino e Costa di Chieti, come previsto nel bando.
«Abbiamo avuto qualche difficoltà all’inizio», specifica la dottoressa Mancini, «sia per quanto riguarda l’individuazione di locali sia per la scelta della zona migliore dove insediare il servizio. Non lo neghiamo. E difatti abbiamo chiesto, visto che si tratta di un investimento importante pluriennale, tutte le documentazioni e le informazioni possibili. Abbiamo fatto fare delle perizie e scritto al Comune via Pec per ricevere lo studio dell’andamento demografico di quella zona e la risposta purtroppo ci ha raggelati: in 12 anni si è passati da 3.800 residenti ad appena 1.565. Ovvio che sono giunte delle legittime perplessità e, visto che l’articolo 1 del bando lo consente, abbiamo chiesto al Comune se potesse ampliare la zona di riferimento, senza mai abbandonare la contrada, ma ponendo la farmacia in altre zone limitrofe al centro, dove i cittadini si recano per altri servizi».
Alla conferenza dei servizi la richiesta è stata bocciata: «Ne prendiamo atto, ma ciò che vogliamo assolutamente ribadire», prosegue la dottoressa anche a nome del collega Pelliccia, «è che non abbiamo mai voluto abbandonare le contrade, anzi stiamo lottando assieme ai residenti per garantire il miglior servizio possibile. Apriremo in autunno», assicura Mancini, «e vogliamo ringraziare i residenti che ci stanno aiutando in ogni modo e che ci hanno fatto trovare una umanità meravigliosa. È per loro e grazie a loro che stiamo andando avanti. Ma deve essere un’operazione a tutto tondo. Il Comune, ad esempio, sulla scorta di questo investimento, potrebbe fare del suo, anche solo predisponendo una migliore viabilità e facendosi da tramite per garantire l’apertura di un ambulatorio medico. Il nostro impegno sarà costante: saremo aperti a orario continuato e vogliamo garantire un servizio che sia il più possibile rispondente ai bisogni dei cittadini. Se avessimo rinunciato ad avviare l’attività, la sede sarebbe stata soppressa proprio in virtù del crollo demografico. E questo abbiamo voluto evitarlo».
«Un’impresa privata non è la Caritas», interviene Eugenio D’Ovidio, ex consigliere comunale e rappresentante delle contrade della zona nord che ha seguito da vicino la vicenda, «è ovvio che è l’ente pubblico a dover creare le condizioni migliori perché l’impresa possa operare al meglio. Ma questa amministrazione, che pure è stata sostenuta dalle contrade, soprattutto quelle in oggetto, ha completamente abbandonato quei territori. Viste le difficoltà e le carenze della Asl, invece, servizi come farmacie e ambulatori medici sono oggi estremamente necessari. Io credo nelle contrade, nello spirito che anima questi cittadini troppo spesso inascoltati e che fa sì che nuove realtà imprenditoriali possano trovare terreno fertile. Ma la politica deve fare di più, anche per quanto riguarda altri servizi essenziali come fibra, illuminazione, rete fognaria. A Sant’Amato è stata chiusa anche la parrocchia. Bisogna fare in modo che tornino servizi aggreganti per la comunità».
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