Le erbacce ricoprono i rifiuti incendiati

3 Aprile 2019

Colle Marcone, abbandonata da 4 anni la discarica bruciata: il Comune stanzia 570mila euro per la bonifica ma i soldi non ci sono

CHIETI. Una bomba ecologica a Chieti Scalo, tra le case e le fabbriche a un passo dal fiume Pescara, e l’altra sulla terrazza dei rifiuti di Colle Marcone e Colle Sant’Antonio di Bucchianico. Resta abbandonata la discarica abusiva distrutta da un incendio doloso nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 2015: in 4 anni di promesse e dichiarazioni di intenti, a Colle Marcone sono cambiate soltanto le erbacce. Adesso, la vegetazione selvaggia ha quasi ricoperto una parte dei rifiuti bruciati. Per il resto, la scena è la stessa di sempre: fusti di rifiuti pericolosi incendiati, carcasse di batterie per auto squagliate, cumuli di immondizia alti fino a 6 metri.
Se per il sito contaminato di Chieti Scalo – secondo la Asl c’è il rischio di tumori a causa della presenza di «composti pericolosi» nella falda acquifera –, il Comune protesta per i mancati interventi della Regione, a Colle Marcone è il contrario: la competenza della bonifica tocca al Comune. E, dopo le polemiche, lo conferma anche l’ultimo bilancio approvato dall’amministrazione Di Primio che, sulla carta, ha messo da parte 570mila euro per «caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica» della discarica. Ma si tratta di una somma che ha lo stesso valore dei soldi del Monopoli: il Comune con i conti in rosso non è affatto in possesso di questo importo. Si tratta di fondi comunali «provenienti dalle vendite»: se l’amministrazione riuscisse a vendere terreni comunali, appartamenti, magazzini, edifici in disuso ed ex scuole chiuse, allora, potrebbe intervenire. Ma è un’ipotesi quasi impossibile: il Comune ha incassato soltanto un pugno di euro dalle vendite di terreni e immobili.
In quasi un anno, come prevedibile, i soldi delle alienazioni non sono arrivati: «E il Comune non ha fatto niente», dice il consigliere del M5S Ottavio Argenio, «l’assessore all’ambiente Alessandro Bevilacqua, operativamente, ha ignorato il problema. Secondo l’Arta, non c’è un’emergenza per la salute a Colle Marcone e, per questo, non può essere la Regione a intervenire: tocca al Comune». A dirlo è stato anche l’ex sottosegretario della giunta regionale Mario Mazzocca. «Ma il Comune non è intervenuto», dice Argenio, «addirittura la vegetazione selvaggia è cresciuta senza controllo ricoprendo una parte dei rifiuti». Il risultato è che l’area dell’ex discarica è quasi inaccessibile con i mezzi e sarebbe difficile intervenire di fronte a un altro incendio. «Prima o poi», sottolinea il consigliere del M5S, «qualcuno dovrà occuparsi della bonifica: il Comune potrebbe farlo intervenendo con un esproprio nel caso di inadempienza dei proprietari».
La discarica è un nodo irrisolto da 10 anni: nel 2009 la guardia di finanza sequestrò l’area per l’ipotesi di inquinamento proveniente dai rifiuti abbancati su 4 mila metri quadrati di terreno e senza alcuna misura di sicurezza. Nel 2014, la Asl segnalò al Comune di Bucchianico la «necessità» di intervenire e l’ente rispose scaricando le responsabilità sul Comune di Chieti: la zona interessata, infatti, ricade «nel territorio comunale di Chieti». La Asl allora scrisse al Comune di Chieti ordinando di agire con «urgenza e predisporre un intervento di messa in sicurezza perché l’area gravemente inquinata era a rischio incendio». Una premonizione: il fuoco devastò tutto pochi giorni dopo un’inchiesta del Centro sul sospetto che nella discarica fossero stoccati anche rifiuti provenienti dal Napoletano. Dopo quella notte di fuoco, l’allora deputato Gianni Melilla (ex di Sinistra italiana) presentò un’interrogazione parlamentare ma dal ministero dell’Ambiente non è mai arrivata risposta.