Le industrie del Sangro bloccate senza consorzio

Di Matteo (Cgil): le richieste delle aziende aumentano, l’agenzia regionale è ferma Il direttore Cristini: ci sono problemi urgenti da risolvere ma ho le mani legate
CASOLI. Da regina del Pil abruzzese a Cenerentola dei consorzi industriali. É la situazione che si trova a vivere il territorio del Sangro rappresentato dal consorzio industriale omonimo, con sede a Casoli, che gestisce due depuratori e sette agglomerati industriali. Con la riforma voluta dal governo Chiodi, tutti i consorzi sono stati azzerati dallo scorso 3 aprile per fare capo ad un unico organismo, l'Arap, agenzia regionale delle attività produttive. «Ma da un anno», denuncia la Cgil Abruzzo che ha organizzato ieri un incontro tra rappresentanti sindacali, dirigenti del consorzio Sangro e sindaci, «questo ente non fa nulla, è immobile».
Allo stesso tempo però le istanze del territorio e delle aziende si accumulano. «Si rischia il collasso», denuncia Nicola Di Matteo, segretario regionale della Cgil per i settori industria, artigianato ed energie, «questa è stata una riforma a freddo. Non c'è stato un tavolo di discussione, né un incontro per definire quali tra i consorzi risultassero virtuosi (e tra questi quelli del Sangro e del Vastese che avevano bilanci tutto sommato positivi) e quali invece delle fabbriche di debiti. A un anno da questa riforma tutti i territori sono bloccati nell'azione in un momento come questo in cui è così fragile il tessuto industriale». La Cgil ha rimarcato anche la poca attenzione da parte dei comuni. «Sono stati invitati 60 sindaci», sottolinea Di Matteo, «ne sono arrivati meno di dieci». Tra i comuni presenti c'erano Casoli, Mozzagrogna, Vasto. Assenti Lanciano ed Atessa. «Mi sento abbandonato», denuncia Luigi Cristini, direttore del consorzio del Sangro, «sono ancora direttore, ma di fatto non mi considero più tale, non ho più un'amministrazione, mi hanno bloccato il cellulare per la reperibilità da dicembre, non ho alcuna voce in capitolo all'interno dell'Arap che è a tutti gli effetti un delibirificio, un luogo dove 15 persone si incontrano, non si ascoltano e firmano delibere su delibere». Eppure ci sono problemi urgenti che i consorzi industriali devono affrontare e servizi come la fornitura di acqua per uso civile e industriale, depurazione, manutenzione stradale, illuminazione e servizi tecnici, amministrativi e urbanistici che rischiano il collasso. «Solo la Sevel», fa notare Cristini, «ha bisogno di 1milione di metri cubi d'acqua all'anno. Se si dovesse rompere una condotta principale del sistema idrico si ferma tutta la Val di Sangro. Vasche di decantazione dell'acqua, condotte, strade hanno bisogno di manutenzione ordinaria e straordinaria costante». «Siamo a un punto di non ritorno», interviene il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, «come sindaci chiediamo alla Regione di far tornare i consorzi a svolgere il ruolo di programmazione e progettazione territoriale che avevano prima. Rivendichiamo l'autonomia finanziaria e organizzativa: si può anche rivedere il ruolo dei consorzi, ma non possono scomparire dalla sera alla mattina».
Daria De Laurentiis
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